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Assegno sociale o pensione minima? Molti le confondono, ma sono due cose diverse. Se hai una carriera contributiva discontinua, o non hai mai versato abbastanza contributi, capire qual è la misura giusta per te può fare la differenza tra ricevere un sostegno adeguato o perderlo del tutto. In questa guida aggiornata al 2026 trovi tutto quello che ti serve sapere: importi, requisiti, limiti di reddito e come scegliere la prestazione a cui hai diritto.
Ultimo aggiornamento: Febbraio 2026
Cos’è l’assegno sociale e a chi spetta
L’assegno sociale è una prestazione economica erogata dall’INPS a favore dei cittadini che si trovano in stato di bisogno economico e che hanno raggiunto una certa età. Non è una pensione in senso stretto: non dipende dai contributi versati durante la vita lavorativa. È, invece, una misura assistenziale finanziata dalla fiscalità generale.
Per ottenerlo nel 2026 devi soddisfare questi requisiti:
- Età: almeno 67 anni (l’età si adegua alle aspettative di vita, come previsto dalla normativa vigente).
- Residenza: essere cittadino italiano, oppure cittadino UE con diritto di soggiorno permanente, oppure cittadino extracomunitario con permesso di soggiorno di lungo periodo. In tutti i casi, devi risiedere effettivamente in Italia da almeno 10 anni consecutivi.
- Reddito: non superare le soglie reddituali previste per l’anno in corso (vedi sotto).
È importante sottolineare che l’assegno sociale non è reversibile: non spetta ai superstiti come avviene per le pensioni. Inoltre, è soggetto a ripetizione: se il beneficiario lascia l’Italia per più di 30 giorni consecutivi (con alcune eccezioni), l’assegno viene sospeso.
Importo dell’assegno sociale 2026
L’importo dell’assegno sociale viene rivalutato ogni anno in base all’inflazione. Per il 2026, l’importo mensile dell’assegno sociale pieno è pari a 534,41 euro per 13 mensilità, per un totale annuo di circa 6.947 euro.
Attenzione: questo è l’importo pieno, che spetta solo a chi non ha redditi propri. Se hai un reddito, l’assegno viene ridotto proporzionalmente o può non spettarti affatto.
Le soglie reddituali per il 2026 sono:
- Se sei single: reddito annuo personale non superiore a 6.947 euro (pari all’importo annuo dell’assegno stesso). Se hai un reddito tra zero e questa soglia, l’assegno viene integrato fino a coprire la differenza.
- Se sei coniugato: il reddito cumulato del nucleo familiare non deve superare il doppio della soglia, ovvero circa 13.894 euro annui.
In pratica: se non hai nessun reddito, prendi l’assegno pieno. Se hai un piccolo reddito, l’assegno copre la differenza fino alla soglia. Superata la soglia, non potresti avere diritto a nulla.
Cos’è la pensione minima (integrazione al minimo)
La pensione minima, tecnicamente chiamata integrazione al trattamento minimo, è tutt’altra cosa. Si tratta di un meccanismo di garanzia che interviene quando una pensione calcolata con il metodo retributivo risulterebbe troppo bassa. In questo caso, l’INPS integra l’importo fino a raggiungere una soglia minima garantita.
Per il 2026, la pensione minima INPS è pari a circa 598,61 euro mensili (per 13 mensilità), anche in questo caso soggetta a rivalutazione annuale.
I requisiti per l’integrazione al minimo sono diversi dall’assegno sociale:
- Devi aver versato contributi e aver maturato il diritto a una pensione (anche piccola).
- L’integrazione si applica principalmente alle pensioni liquidate con il metodo retributivo o misto.
- Anche qui esistono limiti reddituali: per il 2026, il reddito personale non deve superare circa 7.781 euro annui per avere l’integrazione piena (circa 2 volte il trattamento minimo). Tra questa soglia e circa 11.700 euro l’integrazione è parziale. Oltre quella cifra, non spetta.
- Se sei coniugato, si considerano anche i redditi del coniuge.
Un dettaglio importante: la pensione minima può essere reversibile, a differenza dell’assegno sociale. Se il pensionato muore, il coniuge superstite può avere diritto alla pensione di reversibilità calcolata sull’importo integrato.
Assegno sociale vs pensione minima: le differenze principali
Facciamo un confronto diretto per capire meglio:
| Caratteristica | Assegno Sociale | Pensione Minima |
|---|---|---|
| Natura | Assistenziale | Previdenziale |
| Contributi richiesti | No | Sì |
| Età minima 2026 | 67 anni | Dipende dal tipo di pensione |
| Importo mensile 2026 | ~534,41 € | ~598,61 € |
| Reversibilità | No | Sì (in genere) |
| Residenza in Italia | Obbligatoria (10 anni) | Non sempre richiesta |
| Sospensione per espatrio | Sì (oltre 30 giorni) | No |
Come fare domanda all’INPS
La domanda per entrambe le prestazioni si presenta all’INPS. Hai tre modi per farlo:
- Online, direttamente sul portale INPS.it con il tuo SPID, CIE o CNS.
- Tramite un patronato (come INCA, CAAF, ACLI, ENPACL ecc.): il servizio è gratuito e ti assistono in tutto l’iter.
- Telefonando al Contact Center INPS al numero 803 164 (gratuito da rete fissa) o 06 164 164 (da cellulare, a pagamento in base al piano tariffario).
Per l’assegno sociale, la domanda va presentata non prima del compimento dei 67 anni. Il pagamento decorre dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda, quindi conviene non aspettare troppo.
Compatibilità con altri redditi e lavoro
Un dubbio frequente: posso lavorare mentre percepisco l’assegno sociale?
La risposta è sì, ma con cautela. L’assegno sociale è compatibile con redditi da lavoro, ma questi concorrono al calcolo del reddito complessivo. Se il tuo reddito da lavoro supera la soglia prevista, l’assegno viene ridotto o sospeso.
Per la pensione minima, le regole sono simili: i redditi da lavoro vengono sommati al reddito pensionistico e confrontati con le soglie. Se superi il limite, perdi l’integrazione.
In entrambi i casi, è fondamentale comunicare tempestivamente all’INPS qualsiasi variazione del reddito, per evitare di dover restituire somme percepite indebitamente.
Chi conviene richiedere cosa: casi pratici
Facciamo qualche esempio concreto per capire meglio.
Caso 1 – Mario, 68 anni, non ha mai lavorato in modo continuativo: Mario ha versato pochissimi contributi, non abbastanza per una pensione. Non ha redditi propri. In questo caso, Mario può richiedere l’assegno sociale. Non avendo redditi, prenderà l’importo pieno di circa 534 euro al mese.
Caso 2 – Anna, 66 anni, pensione da 300 euro al mese: Anna ha lavorato part-time per molti anni e ha maturato una pensione molto bassa. In questo caso, può beneficiare dell’integrazione al trattamento minimo, che porta la sua pensione fino a circa 598 euro mensili, sempre nel rispetto delle soglie reddituali.
Caso 3 – Giuseppe, 67 anni, pensione da 400 euro e moglie con reddito di 15.000 euro: Anche se Giuseppe avrebbe diritto teoricamente all’integrazione, il reddito cumulato del nucleo familiare supera la soglia. In questo caso, l’integrazione non spetta o è molto ridotta.
Domande frequenti (FAQ)
Posso ricevere sia l’assegno sociale che la pensione minima?
No, non si possono ricevere entrambe contemporaneamente. L’assegno sociale spetta a chi non ha diritto a nessuna pensione (o ha una pensione troppo bassa che, sommata all’assegno, non supera la soglia). La pensione minima, invece, si applica a chi ha già una pensione propria ma di importo inferiore al minimo garantito. Sono due misure alternative, non cumulative.
L’assegno sociale viene tassato?
No. L’assegno sociale è esente dall’IRPEF in quanto prestazione assistenziale. Non lo trovi nel 730 o nel modello Redditi come reddito imponibile. La pensione minima, invece, è tecnicamente un reddito da pensione e come tale è soggetta a tassazione IRPEF, anche se gli importi bassi spesso rientrano nelle detrazioni per pensionati.
Cosa succede se vado a vivere all’estero dopo aver ottenuto l’assegno sociale?
Se ti trasferisci all’estero in modo stabile, o se rimani fuori dall’Italia per più di 30 giorni consecutivi senza giustificato motivo, l’assegno sociale viene sospeso. Dopo un anno di assenza, può essere revocato definitivamente. Questo non vale per la pensione minima, che in linea generale continua ad essere erogata anche in caso di residenza all’estero (salvo specifiche convenzioni internazionali).
Cosa fare adesso
Se ti riconosci in una delle situazioni descritte, il primo passo è fare una verifica della tua posizione previdenziale sul sito INPS, nella sezione “La mia pensione futura”. Lì puoi vedere i contributi versati, la proiezione della pensione e capire se potresti avere diritto a un’integrazione.
Se la situazione è complessa, o non ti senti sicuro nel muoverti da solo, rivolgiti a un patronato vicino a casa tua: il servizio è completamente gratuito. I consulenti ti aiutano a capire a quale misura hai diritto e ti assistono nella presentazione della domanda.
Non aspettare: le domande per l’assegno sociale e per la pensione min
Avvertenza: Le informazioni pubblicate hanno scopo esclusivamente divulgativo. Per decisioni previdenziali o finanziarie personali, si consiglia di rivolgersi a un CAF, patronato o consulente abilitato.
Articolo verificato dalla redazione di bonusepensioneoggi.it



