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Donazione casa ai figli 2026: cosa rischiano i pensionati

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La donazione casa figli pensionati 2026 è un tema che preoccupa migliaia di famiglie italiane. Molti pensionati credono che donare l’immobile ai figli sia il modo migliore per anticipare la successione e risparmiare. Ma dietro questo gesto generoso si nascondono trappole fiscali e legali che possono costare caro — sia a chi dona, sia a chi riceve.

📋 In Sintesi
  • La donazione di un immobile ai figli in linea retta gode di una franchigia di 1 milione di euro per ciascun beneficiario
  • Superata la franchigia, si paga un’imposta del 4% sul valore eccedente
  • L’immobile donato diventa difficile da vendere o ipotecare per 20 anni
  • Chi dona senza riservarsi l’usufrutto rischia di perdere il diritto di abitazione
  • La donazione incide sull’ISEE dei figli, con possibili effetti su bonus e agevolazioni

Donazione casa ai figli per pensionati: di cosa si tratta

La donazione immobiliare è un atto pubblico con cui un genitore trasferisce la proprietà di un immobile al figlio, senza ricevere nulla in cambio. Richiede la presenza di un notaio e di due testimoni.

La normativa di riferimento è il Testo Unico delle successioni e donazioni (D.Lgs. 346/1990). Per le donazioni tra genitori e figli in linea retta, la legge prevede condizioni fiscali favorevoli rispetto ad altri gradi di parentela.

Tuttavia, “conveniente dal punto di vista fiscale” non significa sempre “scelta giusta”. Ci sono rischi concreti che molti pensionati sottovalutano.

Donazione casa figli pensionati 2026: franchigia e aliquote

Le imposte sulla donazione di immobili tra genitori e figli sono regolate così:

  • Franchigia: 1.000.000 di euro per ciascun beneficiario — sotto questa soglia, l’imposta di donazione è zero
  • Aliquota: 4% sul valore che eccede la franchigia
  • Imposta ipotecaria: 2% del valore catastale (fissa 200 € con agevolazione prima casa)
  • Imposta catastale: 1% del valore catastale (fissa 200 € con agevolazione prima casa)

Esempio pratico. Un pensionato dona al figlio un appartamento con valore catastale di 120.000 euro. Siamo sotto la franchigia di 1 milione: l’imposta di donazione è zero. Con i requisiti prima casa, il figlio paga solo 200 € di ipotecaria + 200 € di catastale, più le spese notarili.

Attenzione: la franchigia è cumulativa. Se lo stesso genitore ha già donato 800.000 euro allo stesso figlio in passato, la franchigia residua è solo 200.000 euro.

I rischi della donazione che i pensionati non considerano

Ecco i problemi concreti che possono emergere dopo una donazione immobiliare.

1. Perdita del diritto di abitazione

Chi dona la casa in cui vive senza riservarsi l’usufrutto o il diritto di abitazione perde ogni diritto sull’immobile. Il figlio diventa proprietario a tutti gli effetti. Potrebbe vendere, affittare o persino chiedere al genitore di andarsene.

2. Immobile “bloccato” per 20 anni

Questo è il rischio meno conosciuto e più insidioso. Secondo il Codice Civile, gli eredi legittimari possono impugnare la donazione con l’azione di riduzione entro 20 anni dalla trascrizione.

Conseguenze concrete:

  • Le banche rifiutano mutui su immobili di provenienza donativa recente
  • I potenziali acquirenti sono scoraggiati dall’instabilità del titolo
  • Il figlio potrebbe restare bloccato per anni senza poter vendere o ipotecare

3. Impatto sull’ISEE dei figli

L’immobile donato entra nel patrimonio immobiliare del figlio ai fini ISEE. L’indicatore può salire e far perdere l’accesso a:

  • Bonus e agevolazioni statali e comunali
  • Tariffe agevolate per asili, università, mense
  • Prestazioni sociali e detrazioni legate alla soglia ISEE

4. Azione di riduzione degli altri eredi

Se il pensionato ha più figli, donare la casa a uno solo può ledere la quota di legittima degli altri. Alla morte del donante, gli eredi esclusi possono chiedere la riduzione della donazione. La proprietà dell’immobile viene messa in discussione.

Alternative alla donazione per pensionati: usufrutto e patto di famiglia

Esistono strumenti giuridici che raggiungono lo stesso obiettivo con meno rischi.

Donazione con riserva di usufrutto

Il genitore dona la nuda proprietà e si riserva l’usufrutto vita natural durante. I vantaggi sono significativi:

  • Il pensionato continua a vivere nell’immobile senza rischi
  • Può affittarlo e incassare i canoni
  • Il valore fiscale è ridotto — si calcola solo la nuda proprietà in base all’età del donante
  • Alla morte dell’usufruttuario, il figlio diventa automaticamente pieno proprietario

Questa è la soluzione più utilizzata e generalmente la più consigliata dai professionisti.

Patto di famiglia

Disciplinato dagli articoli 768-bis e seguenti del Codice Civile, il patto di famiglia è un contratto con cui il titolare trasferisce beni ai discendenti con il consenso degli altri legittimari.

Il vantaggio principale: il trasferimento non è soggetto ad azione di riduzione. Si elimina così il problema dei 20 anni. Richiede però che tutti i legittimari partecipino all’atto e che quelli esclusi ricevano una compensazione adeguata.

Donazione casa figli: cosa fare prima di decidere nel 2026

Se sei un pensionato e stai valutando la donazione di un immobile ai tuoi figli, segui questi passaggi:

  1. Consulta un notaio — è obbligatorio per l’atto e può illustrarti tutte le opzioni disponibili
  2. Valuta la riserva di usufrutto — ti protegge senza rinunciare al trasferimento
  3. Verifica l’impatto ISEE — sia per te sia per i tuoi figli
  4. Considera tutti gli eredi — per evitare future contestazioni sulla legittima
  5. Controlla la franchigia residua — se hai già fatto donazioni in passato

Sul sito dell’Agenzia delle Entrate trovi la normativa completa su franchigie, aliquote e obblighi dichiarativi.

Domande frequenti

Quanto costa donare una casa al figlio nel 2026?

Se il valore catastale resta entro la franchigia di 1 milione di euro, l’imposta di donazione è zero. Restano da pagare l’imposta ipotecaria (2% o 200 € con prima casa), l’imposta catastale (1% o 200 €) e le spese notarili, variabili in base al valore dell’immobile.

Posso continuare a vivere nella casa dopo averla donata?

Sì, ma solo se nell’atto di donazione ti riservi l’usufrutto o il diritto di abitazione. Senza questa clausola, perdi ogni diritto sull’immobile. Dipenderesti dalla buona volontà del nuovo proprietario.

La donazione della casa influisce sull’ISEE?

Sì. L’immobile donato entra nel patrimonio immobiliare del figlio e viene conteggiato nel calcolo ISEE del suo nucleo familiare. Questo può far aumentare l’indicatore e ridurre l’accesso a prestazioni agevolate, bonus e detrazioni.

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Le informazioni pubblicate hanno scopo esclusivamente divulgativo. Per decisioni previdenziali o finanziarie personali, si consiglia di rivolgersi a un CAF, patronato o consulente abilitato.

Fonte: Agenzia delle Entrate — Imposta sulle donazioni

Le informazioni pubblicate hanno scopo esclusivamente divulgativo. Per decisioni previdenziali o finanziarie personali, si consiglia di rivolgersi a un CAF, patronato o consulente abilitato.