Blog

  • Assegno Sociale 2026: importo e requisiti

    Assegno Sociale 2026: importo e requisiti

    Assegno sociale o pensione minima? Molti le confondono, ma sono due cose diverse. Se hai una carriera contributiva discontinua, o non hai mai versato abbastanza contributi, capire qual è la misura giusta per te può fare la differenza tra ricevere un sostegno adeguato o perderlo del tutto. In questa guida aggiornata al 2026 trovi tutto quello che ti serve sapere: importi, requisiti, limiti di reddito e come scegliere la prestazione a cui hai diritto.

    Cos’è l’assegno sociale e a chi spetta

    L’assegno sociale è una prestazione economica erogata dall’INPS a favore dei cittadini che si trovano in stato di bisogno economico e che hanno raggiunto una certa età. Non è una pensione in senso stretto: non dipende dai contributi versati durante la vita lavorativa. È, invece, una misura assistenziale finanziata dalla fiscalità generale.

    Per ottenerlo nel 2026 devi soddisfare questi requisiti:

    • Età: almeno 67 anni (l’età si adegua alle aspettative di vita, come previsto dalla normativa vigente).
    • Residenza: essere cittadino italiano, oppure cittadino UE con diritto di soggiorno permanente, oppure cittadino extracomunitario con permesso di soggiorno di lungo periodo. In tutti i casi, devi risiedere effettivamente in Italia da almeno 10 anni consecutivi.
    • Reddito: non superare le soglie reddituali previste per l’anno in corso (vedi sotto).

    È importante sottolineare che l’assegno sociale non è reversibile: non spetta ai superstiti come avviene per le pensioni. Inoltre, è soggetto a ripetizione: se il beneficiario lascia l’Italia per più di 30 giorni consecutivi (con alcune eccezioni), l’assegno viene sospeso.

    Importo dell’assegno sociale 2026

    L’importo dell’assegno sociale viene rivalutato ogni anno in base all’inflazione. Per il 2026, l’importo mensile dell’assegno sociale pieno è pari a 534,41 euro per 13 mensilità, per un totale annuo di circa 6.947 euro.

    Attenzione: questo è l’importo pieno, che spetta solo a chi non ha redditi propri. Se hai un reddito, l’assegno viene ridotto proporzionalmente o può non spettarti affatto.

    Le soglie reddituali per il 2026 sono:

    • Se sei single: reddito annuo personale non superiore a 6.947 euro (pari all’importo annuo dell’assegno stesso). Se hai un reddito tra zero e questa soglia, l’assegno viene integrato fino a coprire la differenza.
    • Se sei coniugato: il reddito cumulato del nucleo familiare non deve superare il doppio della soglia, ovvero circa 13.894 euro annui.

    In pratica: se non hai nessun reddito, prendi l’assegno pieno. Se hai un piccolo reddito, l’assegno copre la differenza fino alla soglia. Superata la soglia, non hai diritto a nulla.

    Cos’è la pensione minima (integrazione al minimo)

    La pensione minima, tecnicamente chiamata integrazione al trattamento minimo, è tutt’altra cosa. Si tratta di un meccanismo di garanzia che interviene quando una pensione calcolata con il metodo retributivo risulterebbe troppo bassa. In questo caso, l’INPS integra l’importo fino a raggiungere una soglia minima garantita.

    Per il 2026, la pensione minima INPS è pari a circa 598,61 euro mensili (per 13 mensilità), anche in questo caso soggetta a rivalutazione annuale.

    I requisiti per l’integrazione al minimo sono diversi dall’assegno sociale:

    • Devi aver versato contributi e aver maturato il diritto a una pensione (anche piccola).
    • L’integrazione si applica principalmente alle pensioni liquidate con il metodo retributivo o misto.
    • Anche qui esistono limiti reddituali: per il 2026, il reddito personale non deve superare circa 7.781 euro annui per avere l’integrazione piena (circa 2 volte il trattamento minimo). Tra questa soglia e circa 11.700 euro l’integrazione è parziale. Oltre quella cifra, non spetta.
    • Se sei coniugato, si considerano anche i redditi del coniuge.

    Un dettaglio importante: la pensione minima può essere reversibile, a differenza dell’assegno sociale. Se il pensionato muore, il coniuge superstite può avere diritto alla pensione di reversibilità calcolata sull’importo integrato.

    Assegno sociale vs pensione minima: le differenze principali

    Facciamo un confronto diretto per capire meglio:

    Caratteristica Assegno Sociale Pensione Minima
    Natura Assistenziale Previdenziale
    Contributi richiesti No
    Età minima 2026 67 anni Dipende dal tipo di pensione
    Importo mensile 2026 ~534,41 € ~598,61 €
    Reversibilità No Sì (in genere)
    Residenza in Italia Obbligatoria (10 anni) Non sempre richiesta
    Sospensione per espatrio Sì (oltre 30 giorni) No

    Come fare domanda all’INPS

    La domanda per entrambe le prestazioni si presenta all’INPS. Hai tre modi per farlo:

    1. Online, direttamente sul portale INPS.it con il tuo SPID, CIE o CNS.
    2. Tramite un patronato (come INCA, CAAF, ACLI, ENPACL ecc.): il servizio è gratuito e ti assistono in tutto l’iter.
    3. Telefonando al Contact Center INPS al numero 803 164 (gratuito da rete fissa) o 06 164 164 (da cellulare, a pagamento in base al piano tariffario).

    Per l’assegno sociale, la domanda va presentata non prima del compimento dei 67 anni. Il pagamento decorre dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda, quindi conviene non aspettare troppo.

    Compatibilità con altri redditi e lavoro

    Un dubbio frequente: posso lavorare mentre percepisco l’assegno sociale?

    La risposta è sì, ma con cautela. L’assegno sociale è compatibile con redditi da lavoro, ma questi concorrono al calcolo del reddito complessivo. Se il tuo reddito da lavoro supera la soglia prevista, l’assegno viene ridotto o sospeso.

    Per la pensione minima, le regole sono simili: i redditi da lavoro vengono sommati al reddito pensionistico e confrontati con le soglie. Se superi il limite, perdi l’integrazione.

    In entrambi i casi, è fondamentale comunicare tempestivamente all’INPS qualsiasi variazione del reddito, per evitare di dover restituire somme percepite indebitamente.

    Chi conviene richiedere cosa: casi pratici

    Facciamo qualche esempio concreto per capire meglio.

    Caso 1 – Mario, 68 anni, non ha mai lavorato in modo continuativo: Mario ha versato pochissimi contributi, non abbastanza per una pensione. Non ha redditi propri. In questo caso, Mario può richiedere l’assegno sociale. Non avendo redditi, prenderà l’importo pieno di circa 534 euro al mese.

    Caso 2 – Anna, 66 anni, pensione da 300 euro al mese: Anna ha lavorato part-time per molti anni e ha maturato una pensione molto bassa. In questo caso, può beneficiare dell’integrazione al trattamento minimo, che porta la sua pensione fino a circa 598 euro mensili, sempre nel rispetto delle soglie reddituali.

    Caso 3 – Giuseppe, 67 anni, pensione da 400 euro e moglie con reddito di 15.000 euro: Anche se Giuseppe avrebbe diritto teoricamente all’integrazione, il reddito cumulato del nucleo familiare supera la soglia. In questo caso, l’integrazione non spetta o è molto ridotta.

    Domande frequenti (FAQ)

    Posso ricevere sia l’assegno sociale che la pensione minima?

    No, non si possono ricevere entrambe contemporaneamente. L’assegno sociale spetta a chi non ha diritto a nessuna pensione (o ha una pensione troppo bassa che, sommata all’assegno, non supera la soglia). La pensione minima, invece, si applica a chi ha già una pensione propria ma di importo inferiore al minimo garantito. Sono due misure alternative, non cumulative.

    L’assegno sociale viene tassato?

    No. L’assegno sociale è esente dall’IRPEF in quanto prestazione assistenziale. Non lo trovi nel 730 o nel modello Redditi come reddito imponibile. La pensione minima, invece, è tecnicamente un reddito da pensione e come tale è soggetta a tassazione IRPEF, anche se gli importi bassi spesso rientrano nelle detrazioni per pensionati.

    Cosa succede se vado a vivere all’estero dopo aver ottenuto l’assegno sociale?

    Se ti trasferisci all’estero in modo stabile, o se rimani fuori dall’Italia per più di 30 giorni consecutivi senza giustificato motivo, l’assegno sociale viene sospeso. Dopo un anno di assenza, può essere revocato definitivamente. Questo non vale per la pensione minima, che in linea generale continua ad essere erogata anche in caso di residenza all’estero (salvo specifiche convenzioni internazionali).

    Cosa fare adesso

    Se ti riconosci in una delle situazioni descritte, il primo passo è fare una verifica della tua posizione previdenziale sul sito INPS, nella sezione “La mia pensione futura”. Lì puoi vedere i contributi versati, la proiezione della pensione e capire se potresti avere diritto a un’integrazione.

    Se la situazione è complessa, o non ti senti sicuro nel muoverti da solo, rivolgiti a un patronato vicino a casa tua: il servizio è completamente gratuito. I consulenti ti aiutano a capire a quale misura hai diritto e ti assistono nella presentazione della domanda.

    Non aspettare: le domande per l’assegno sociale e per la pensione min

  • Detrazioni fiscali pensionati 2026: guida completa

    Febbraio è già agli archivi e la stagione della dichiarazione dei redditi si avvicina. Per molti pensionati è un appuntamento che genera qualche ansia, ma può anche trasformarsi in una bella occasione di risparmio. Basta sapere quali detrazioni fiscali spettano nel 2026 e non dimenticare di inserirle nel 730 o nel Modello Redditi. In questa guida trovi tutto quello che ti serve, spiegato in modo semplice.

    Cosa sono le detrazioni fiscali e perché contano per i pensionati

    Le detrazioni fiscali sono importi che si sottraggono direttamente dall’IRPEF da pagare, non dal reddito imponibile. Questo le rende particolarmente preziose: ogni euro di detrazione è un euro in meno di tasse versate allo Stato.

    Per i pensionati il discorso è ancora più rilevante. La pensione è reddito imponibile a tutti gli effetti e, salvo eccezioni, viene tassata con le aliquote IRPEF ordinarie. Conoscere le detrazioni disponibili può fare la differenza tra un saldo a debito e un rimborso che arriva direttamente sulla pensione.

    La maggior parte delle detrazioni previste per i lavoratori dipendenti si applica anche ai pensionati. Ci sono però alcune voci specifiche che vale la pena approfondire.

    Detrazione per redditi da pensione: la base di partenza

    Prima di parlare di spese, c’è una detrazione automatica che riguarda tutti i pensionati: la detrazione per redditi da pensione, prevista dall’articolo 13 del TUIR.

    Nel 2026 gli importi sono i seguenti:

    • Reddito fino a 8.500 euro: detrazione pari a 1.955 euro (di fatto l’imposta è azzerata).
    • Reddito tra 8.500 e 28.000 euro: la detrazione si riduce progressivamente fino a 700 euro.
    • Reddito tra 28.000 e 50.000 euro: la detrazione scende ulteriormente con una formula proporzionale.
    • Reddito oltre 50.000 euro: non spetta alcuna detrazione per tipologia di reddito, ma rimangono applicabili le altre detrazioni per spese sostenute.

    Questa detrazione viene applicata automaticamente dall’INPS o dall’ente pensionistico al momento dell’erogazione della pensione. Non devi fare nulla di speciale per ottenerla.

    Spese mediche: la detrazione più usata dai pensionati

    Le spese sanitarie sono di gran lunga la voce più comune nelle dichiarazioni dei redditi dei pensionati. La regola è semplice: si detrae il 19% delle spese mediche che superano la franchigia di 129,11 euro.

    Rientrano in questa categoria:

    • Visite specialistiche (cardiologo, ortopedico, oculista, ecc.)
    • Esami diagnostici e analisi del sangue
    • Farmaci con obbligo di ricetta (e anche alcuni da banco, purché documentati)
    • Dispositivi medici con marcatura CE
    • Spese odontoiatriche
    • Ricoveri ospedalieri
    • Prestazioni di fisioterapia e riabilitazione

    Attenzione alla soglia di reddito: a partire dal 2020 è stata introdotta una limitazione importante. Per i redditi superiori a 120.000 euro la detrazione del 19% inizia a ridursi proporzionalmente, fino ad azzerarsi a 240.000 euro. Per la grande maggioranza dei pensionati italiani questo limite non è un problema.

    Pagamento tracciabile obbligatorio: dal 2020 le spese sanitarie devono essere pagate con metodo tracciabile (bancomat, carta di credito, bonifico, app di pagamento) per poter essere detratte. Fanno eccezione i medicinali acquistati in farmacia, per i quali è ancora accettato il contante.

    Interessi sul mutuo per la prima casa

    Se hai ancora un mutuo sulla prima casa, puoi detrarre il 19% degli interessi passivi, fino a un massimo di 4.000 euro di interessi pagati nell’anno. La detrazione massima ottenibile è quindi di 760 euro.

    Per avere diritto a questa detrazione devono essere rispettate alcune condizioni:

    • Il mutuo deve essere ipotecario.
    • L’immobile deve essere adibito ad abitazione principale entro 12 mesi dall’acquisto.
    • Il contratto di mutuo deve essere stato stipulato per l’acquisto, la costruzione o la ristrutturazione dell’abitazione principale.

    Anche in questo caso vale la regola del pagamento tracciabile per le spese accessorie connesse al mutuo.

    Polizze assicurative: vita, infortuni e non autosufficienza

    I premi versati per alcune tipologie di polizze assicurative danno diritto a una detrazione del 19%. Ecco i limiti aggiornati al 2026:

    • Polizze vita e infortuni: detrazione del 19% su un massimo di 530 euro di premi versati.
    • Polizze per rischio di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana (polizze LTC): detrazione del 19% su un massimo di 1.291,14 euro. Questa soglia si riduce in misura proporzionale se possiedi anche polizze vita/infortuni.

    Per i pensionati, le polizze per la non autosufficienza sono particolarmente rilevanti. Si tratta di una copertura sempre più diffusa tra le persone over 65, e il beneficio fiscale è un incentivo concreto a sottoscriverle.

    Spese funebri: una detrazione spesso dimenticata

    Pochi lo sanno, ma le spese sostenute per i funerali di familiari a carico o di persone legate da determinati vincoli danno diritto a una detrazione del 19% su un importo massimo di 1.550 euro per evento funebre.

    La detrazione spetta indipendentemente dal grado di parentela con il defunto, purché si tratti di un familiare. Serve conservare le fatture o le ricevute rilasciate dall’impresa di pompe funebri.

    Spese per familiari a carico: figli e coniuge

    Anche se molti pensionati sono in età avanzata, alcuni hanno ancora familiari fiscalmente a carico, ad esempio un coniuge con redditi bassi o figli adulti disoccupati.

    Le detrazioni per carichi di famiglia nel 2026 sono strutturate come segue:

    • Coniuge a carico: fino a 800 euro di detrazione, ridotta progressivamente all’aumentare del reddito complessivo.
    • Figli a carico fino a 21 anni: dal 2022 è stata introdotta l’Assegno Unico Universale, che ha assorbito buona parte delle detrazioni per figli under 21. Rimangono in vigore le detrazioni per i figli di età superiore ai 21 anni, pari a 950 euro ciascuno, riducibili in base al reddito.
    • Altri familiari a carico (genitori, fratelli, suoceri, ecc.): 750 euro di detrazione per ciascuno, sempre proporzionata al reddito.

    Un familiare si considera fiscalmente a carico se ha un reddito complessivo non superiore a 2.840,51 euro (4.000 euro per i figli under 24).

    Spese per la casa: ristrutturazioni e risparmio energetico

    Hai fatto lavori in casa negli ultimi anni? Potrebbero ancora essere detraibili tramite il meccanismo della ripartizione in quote annuali.

    • Ristrutturazioni edilizie (bonus casa): detrazione del 50% su spese fino a 96.000 euro per unità immobiliare, da ripartire in 10 quote annuali uguali. Per i lavori avviati dal 2025 potrebbero applicarsi aliquote ridotte: verifica sempre le condizioni aggiornate con un CAF.
    • Ecobonus per risparmio energetico: la detrazione varia dal 50% al 65% a seconda del tipo di intervento (caldaia, cappotto termico, infissi, ecc.), sempre in 10 anni. Anche qui le aliquote sono soggette a possibili variazioni normative annuali.

    Se hai effettuato lavori negli anni scorsi, trovi le quote residue già precompilate nel 730 dall’Agenzia delle Entrate. Verificale sempre prima di confermare la dichiarazione.

    Spese per l’istruzione e l’università

    Hai nipoti o figli ancora a tuo carico che frequentano scuole o università? Alcune spese per l’istruzione sono detraibili al 19%:

    • Rette universitarie (pubbliche e private, queste ultime entro i limiti stabiliti dal MIUR).
    • Spese per asili nido (detrazione del 19% su un massimo di 632 euro per figlio).
    • Canoni di locazione pagati da studenti universitari fuori sede (19% su massimo 2.633 euro).

    Erogazioni liberali e donazioni: il beneficio fiscale del fare del bene

    Le donazioni a enti del Terzo Settore, ONLUS, associazioni di promozione sociale e fondazioni danno diritto a detrazioni o deduzioni fiscali.

    • Donazioni a ONLUS e ETS: detrazione del 30% (35% per le organizzazioni di volontariato) su contributi fino a 30.000 euro.
    • Donazioni a partiti politici: detrazione del 26% su importi compresi tra 30 e 30.000 euro.
    • Donazioni alla Chiesa Cattolica e ad altre confessioni religiose: deducibili fino a 1.032,91 euro.

    Anche in questo caso è necessario il pagamento tracciabile e la ricevuta dell’ente beneficiario.

    Come conservare i documenti e non perdere nessuna detrazione

    Raccogliere la documentazione durante l’anno è il segreto per non perdere neanche un centesimo di detrazione. Ecco qualche consiglio pratico:

    • Crea una cartella fisica o digitale dove conservi tutte le ricevute e le fatture delle spese detraibili.
    • Usa sempre metodi di pagamento tracciabili per le spese sanitarie (tranne i farmaci in farmacia).
    • Conserva le ricevute per almeno 5 anni dalla data di presentazione della dichiarazione.
    • Accedi al 730 precompilato disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate: dal 2024 molte spese vengono caricate automaticamente grazie ai dati trasmessi da medici, farmacie e altri soggetti abilitati.

    Puoi consultare direttamente il portale dell’Agenzia delle Entrate per verificare le istruzioni aggiornate al 2026: www.agenziaentrate.gov.it.

    Il 730 precompilato: un alleato per i pensionati

    Dal 2015 l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione il modello 730 precompilato. Per i pensionati è uno strumento molto utile: la dichiarazione viene già popolata con i dati trasmessi da INPS, farmacie, medici, banche e altri soggetti.

    Come funziona:

    1. Accedi al sito dell’Agenzia delle Entrate con SPID, CIE o CNS.
    2. Visualizza e verifica i dati precompilati.
    3. Integra eventuali spese non ancora presenti (es. visite pagate in contanti, spese funebri, ecc.).
    4. Accetta e invia, oppure rivolgiti a un CAF o a un patronato per l’assistenza gratuita.

    I CAF e i patronati offrono questo servizio gratuitamente per i pensionati. Non hai bisogno di farlo da solo se non ti senti sicuro.


    Domande frequenti (FAQ)

    Posso detrarre le spese mediche sostenute per mia moglie non a carico?

    No. Le spese mediche sono detraibili solo se sostenute per sé stessi o per i familiari fiscalmente a carico. Se tua moglie ha un reddito proprio superiore a 2.840,51 euro, deve inserire le sue spese nella propria dichiarazione dei redditi. Se invece non ha redditi o ha redditi molto bassi, è a tuo carico e puoi detrarre anche le sue spese mediche.

    Ho 75 anni e non ho un computer. Come pos

  • Pensione anticipata 2026 requisiti: guida completa

    Hai più di 60 anni, sei stanco del lavoro e ti chiedi se nel 2026 esiste ancora un modo per smettere prima dei 67 anni? La risposta è sì. Anche quest’anno restano attive alcune misure di pensionamento anticipato. Non sono per tutti, ma se rientri nei requisiti giusti, puoi davvero uscire in anticipo. Vediamo insieme cosa c’è ancora sul tavolo, chi può usarlo e cosa conviene davvero fare.

    Pensione anticipata nel 2026: il quadro generale

    Nel 2026 il sistema previdenziale italiano non ha subito stravolgimenti radicali rispetto agli anni precedenti. Le misure straordinarie di uscita anticipata rimangono sostanzialmente le stesse: Quota 103, Opzione Donna e Ape Sociale. Ognuna ha le sue regole, i suoi limiti e i suoi destinatari. Nessuna è perfetta per tutti. Ma conoscerle bene ti permette di capire quale — se esiste — fa al caso tuo.

    La pensione ordinaria di vecchiaia si raggiunge a 67 anni con almeno 20 anni di contributi. La pensione anticipata ordinaria, invece, scatta a prescindere dall’età con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Tutto il resto — Quota 103, Opzione Donna, Ape Sociale — sono misure “in deroga” con criteri più specifici e spesso più restrittivi di quanto sembri.

    Quota 103: cos’è e chi può usarla nel 2026

    Quota 103 è la misura che permette di andare in pensione combinando età e contributi. Il meccanismo è semplice: la somma tra anni di età e anni di contributi deve raggiungere quota 103. In pratica servono almeno 62 anni di età e almeno 41 anni di contributi.

    Nel 2026 questa misura è stata confermata, ma con alcune condizioni importanti da tenere a mente:

    • L’assegno è calcolato interamente con il metodo contributivo, anche se hai iniziato a lavorare prima del 1996. Questo spesso abbassa l’importo rispetto alla pensione ordinaria.
    • Esiste un tetto all’importo mensile: non puoi ricevere più di quattro volte il trattamento minimo INPS fino al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia ordinaria.
    • Sono previste finestre di attesa prima di ricevere il primo assegno: 7 mesi per i lavoratori del settore privato, 9 mesi per i dipendenti pubblici.

    Quota 103 è pensata per chi ha iniziato a lavorare giovane e ha accumulato tanti anni di contributi. Se hai 62 anni e 41 di contributi, tecnicamente puoi uscire. Ma prima di decidere, fai sempre una simulazione: l’assegno contributivo potrebbe essere molto più basso di quello che ti aspetti.

    Opzione Donna: ancora attiva, ma con criteri selettivi

    Opzione Donna è riservata — come dice il nome — alle lavoratrici donne. Permette di andare in pensione con requisiti anagrafici più bassi, ma a un costo: l’assegno viene ricalcolato interamente con il metodo contributivo, il che può significare una riduzione anche significativa rispetto alla pensione che si otterrebbe aspettando.

    Nel 2026 i requisiti sono:

    • 61 anni di età (60 anni se si hanno tre o più figli, 59 anni con quattro o più figli)
    • 35 anni di contributi
    • Appartenere a una delle categorie protette previste dalla normativa: lavoratrici licenziate o dipendenti da aziende in crisi, invalide almeno al 74%, o caregiver che assistono un familiare disabile convivente da almeno sei mesi

    Attenzione: Opzione Donna non è aperta a tutte le lavoratrici. Il requisito categoriale è vincolante. Se non rientri in una delle tre categorie, non puoi accedervi, indipendentemente dall’età e dai contributi versati.

    Anche qui valgono le finestre di attesa: 12 mesi per le dipendenti, 18 mesi per le autonome.

    Ape Sociale: la misura per chi è in difficoltà

    L’Ape Sociale è un’indennità — tecnicamente non è ancora una pensione — riservata a lavoratori in condizioni di disagio. Viene erogata dall’INPS come “anticipo” e dura fino al raggiungimento della pensione ordinaria a 67 anni.

    Per accedere all’Ape Sociale nel 2026 servono:

    • 63 anni e 5 mesi di età
    • Un minimo di 30 anni di contributi (36 per alcune categorie)
    • Appartenere a una delle categorie previste: disoccupati che hanno esaurito la NASpI, caregiver, invalidi con percentuale pari o superiore al 74%, o lavoratori che svolgono mansioni gravose

    Le mansioni gravose includono una lista specifica di professioni: operai edili, conduttori di veicoli pesanti, infermieri con turni notturni, addetti alla raccolta rifiuti, e molte altre. Se il tuo lavoro rientra in quella lista, l’Ape Sociale può essere una via concreta.

    L’importo massimo è pari a 1.500 euro lordi al mese e non viene rivalutato. Non è cumulabile con redditi da lavoro superiori a certe soglie.

    Confronto rapido: quale misura fa per te?

    Non esiste la misura “migliore” in assoluto. Dipende dalla tua situazione. Ecco uno schema semplice per orientarti:

    • Hai 62 anni e 41 di contributi? → Valuta Quota 103, ma fai la simulazione dell’assegno.
    • Sei una donna con 61 anni, 35 di contributi e sei caregiver o invalida? → Opzione Donna potrebbe essere la tua strada.
    • Hai 63 anni e 5 mesi, sei disoccupato o fai un lavoro gravoso? → Ape Sociale è pensata per te.
    • Non rientri in nessuna di queste? → La pensione anticipata ordinaria (42 anni e 10 mesi di contributi) o l’attesa dei 67 anni restano le opzioni standard.

    In ogni caso, prima di presentare domanda all’INPS, è fondamentale simulare l’assegno futuro e capire quanto perderesti rispetto ad aspettare. Un patronato o un CAF possono farlo gratuitamente.

    Le finestre di decorrenza: attenzione ai tempi

    Un errore comune è pensare che, una volta maturati i requisiti, la pensione parta subito. Non è così. Tutte le misure di pensionamento anticipato prevedono una finestra di attesa — cioè un periodo che passa tra il momento in cui maturi il diritto e quello in cui ricevi il primo assegno.

    Ecco un riepilogo:

    • Quota 103: 7 mesi (privati), 9 mesi (pubblici)
    • Opzione Donna: 12 mesi (dipendenti), 18 mesi (autonome)
    • Ape Sociale: nessuna finestra fissa, ma serve presentare domanda entro le scadenze previste dall’INPS

    Se stai pianificando l’uscita, tieni conto di questi mesi. Se vuoi smettere di lavorare a settembre, devi aver maturato i requisiti con largo anticipo.

    Come fare domanda all’INPS

    Tutte le domande si presentano tramite il portale ufficiale dell’INPS, nella sezione dedicata alle pensioni. Puoi farlo:

    • Direttamente online sul sito www.inps.it con SPID, CIE o CNS
    • Tramite un patronato (servizio gratuito)
    • Tramite un CAF

    Prima della domanda, è utile consultare la busta arancione — il documento INPS che riepiloga la tua posizione contributiva e stima l’assegno futuro. La trovi nell’area personale del sito INPS.


    FAQ — Domande frequenti

    Posso accedere a Quota 103 se ho contributi in più casse previdenziali?

    Sì, è possibile ricorrere alla totalizzazione o alla ricongiunzione dei contributi versati in diverse gestioni INPS o casse professionali. Tuttavia, le regole variano a seconda delle gestioni coinvolte e i tempi possono allungarsi. Conviene verificare la propria posizione con un patronato prima di fare richiesta.

    Se scelgo Opzione Donna, quanto perdo sull’assegno?

    Dipende dalla tua storia contributiva. In media, il ricalcolo contributivo comporta una riduzione che può oscillare tra il 20% e il 30% rispetto all’assegno che otterresti con il sistema misto (retributivo + contributivo). Più anni hai lavorato prima del 1996, più la differenza tende ad essere significativa. Fai sempre una simulazione personalizzata.

    L’Ape Sociale è compatibile con un lavoro part-time?

    L’Ape Sociale non è compatibile con redditi da lavoro dipendente o parasubordinato. È invece compatibile con redditi da lavoro autonomo occasionale entro il limite di 5.000 euro lordi annui. Superata quella soglia, l’indennità viene sospesa. È importante dichiarare correttamente qualsiasi attività lavorativa all’INPS per evitare recuperi indebiti.


    Vuoi sapere se hai diritto alla pensione anticipata?

    Non aspettare di avere dubbi dell’ultimo minuto. Se stai avvicinandoti all’età pensionabile, il momento giusto per informarsi è adesso. Rivolgiti al patronato più vicino a te — il servizio è gratuito — oppure consulta la tua posizione contributiva direttamente sul sito INPS.it. Puoi anche approfondire le misure previdenziali vigenti sul portale ufficiale del Governo italiano.

    Continua a seguire bonusepensioneoggi.it per restare aggiornato su tutte le novità in materia di pensioni e agevolazioni.


    Disclaimer: Le informazioni pubblicate hanno scopo esclusivamente divulgativo. Per decisioni previdenziali o finanziarie personali, si consiglia di rivolgersi a un CAF, patronato o consulente abilitato.

    Fonte: Elaborazione interna su normativa vigente — Governo italiano | Ultimo aggiornamento: 28 febbraio 2026

  • Integrazione al minimo pensione 2026: come funziona

    Integrazione al minimo pensione 2026: come funziona

    Hai una pensione bassa e non sai se puoi ricevere qualcosa in più dallo Stato? Potresti avere diritto all’integrazione al trattamento minimo, una maggiorazione che l’INPS applica automaticamente — o su domanda — quando l’assegno pensionistico è inferiore a una soglia minima garantita. Nel 2026, molti pensionati ancora non sanno di poterla ricevere, o non hanno mai verificato se spetta loro un conguaglio per gli anni passati. In questo articolo ti spieghiamo tutto in modo chiaro e pratico.

    Cos’è l’integrazione al trattamento minimo della pensione

    L’integrazione al trattamento minimo è un meccanismo di tutela previsto dalla legge italiana. In sostanza, se la tua pensione calcolata in base ai contributi versati risulta inferiore a un importo minimo stabilito per legge, lo Stato integra la differenza fino a raggiungere quella soglia.

    Non si tratta di un bonus una tantum, ma di una maggiorazione mensile strutturale che si aggiunge all’assegno pensionistico di base. Viene erogata dall’INPS e segue le rivalutazioni annuali legate all’inflazione.

    Per il 2026, il trattamento minimo INPS è pari a circa 598–600 euro mensili (l’importo esatto viene aggiornato ogni anno con la rivalutazione automatica applicata a gennaio). Se la tua pensione lorda mensile è inferiore a questa cifra, potresti avere diritto all’integrazione.

    Pensione minima e assegno sociale: non è la stessa cosa

    Spesso si fa confusione tra due strumenti diversi. È importante distinguerli.

    L’integrazione al trattamento minimo si applica a chi ha già maturato una pensione contributiva o mista, ma di importo basso. Non è una prestazione autonoma: si aggiunge alla pensione già liquidata.

    L’assegno sociale, invece, è una prestazione assistenziale rivolta a chi ha compiuto 67 anni, risiede in Italia da almeno 10 anni e non ha redditi sufficienti. Non richiede contributi versati ed è subordinata a limiti reddituali più stringenti.

    Sono due strumenti diversi, con requisiti diversi. Se stai cercando informazioni sull’integrazione al minimo, stai cercando la prima opzione.

    A chi spetta l’integrazione al minimo nel 2026

    Per ricevere l’integrazione al trattamento minimo nel 2026 devi soddisfare alcune condizioni precise.

    Requisiti di base:

    • Essere titolare di una pensione INPS (vecchiaia, anzianità, invalidità, reversibilità)
    • Avere un assegno mensile lordo inferiore alla soglia minima 2026
    • Avere almeno 15 anni di contributi versati (in alcuni casi bastano meno anni, a seconda del tipo di pensione)

    Limiti di reddito personale:
    Il tuo reddito personale annuo (esclusa la pensione integrata) non deve superare il doppio del trattamento minimo annuo. Per il 2026, questo significa un limite di circa 7.200–7.300 euro annui di altri redditi. Se superi questa soglia, l’integrazione viene ridotta in proporzione.

    Limiti di reddito coniugale:
    Se sei sposato o sposata, entra in gioco anche il reddito del coniuge. Il reddito coniugale combinato non deve superare il quadruplo del trattamento minimo annuo, ovvero circa 14.400–14.600 euro annui. Superata questa soglia, l’integrazione può essere ridotta o non spettare affatto.

    Attenzione: nel calcolo si considerano tutti i redditi imponibili (lavoro, affitti, rendite), mentre sono esclusi alcuni redditi come la casa di abitazione principale e le pensioni di guerra.

    Come funziona il calcolo nel dettaglio

    L’integrazione non è sempre piena. Funziona su più livelli:

    Integrazione piena: Se il tuo reddito personale è inferiore al trattamento minimo annuo, ricevi l’integrazione completa fino alla soglia.

    Integrazione parziale: Se il tuo reddito personale è compreso tra il trattamento minimo e il doppio del trattamento minimo, ricevi un’integrazione ridotta. In pratica, viene garantito che la somma tra la tua pensione e gli altri tuoi redditi non superi il doppio del minimo.

    Nessuna integrazione: Se il reddito supera i limiti sopra indicati, o se il reddito coniugale supera il quadruplo del minimo, non hai diritto all’integrazione.

    Il calcolo può sembrare complesso. Per questo ti consigliamo di farlo verificare direttamente a un patronato o CAF: spesso emergono situazioni in cui il pensionato avrebbe avuto diritto a maggiorazioni mai richieste.

    Come verificare se hai diritto all’integrazione al minimo

    Hai due strade principali per sapere se ti spetta l’integrazione al trattamento minimo.

    1. Controlla il cedolino della pensione:
    Accedi al portale INPS con le tue credenziali (SPID, CIE o CNS) e consulta il cedolino mensile. Se nella sezione delle voci trovi già una riga denominata “integrazione al minimo” o “maggiorazione”, significa che l’INPS la eroga già. Se non c’è, non vuol dire automaticamente che non spetti: potrebbe essere un caso da verificare.

    Puoi accedere al tuo fascicolo previdenziale direttamente sul sito ufficiale dell’INPS: www.inps.it

    2. Rivolgiti a un patronato:
    I patronati (INCA, INAS, ACLI, CAAF, ecc.) offrono questo servizio gratuitamente. Portando la tua documentazione reddituale e il cedolino pensionistico, possono calcolare con precisione se hai diritto all’integrazione e, in caso positivo, presentare domanda o richiesta di conguaglio per gli anni pregressi.

    Come richiedere l’integrazione all’INPS: la procedura

    In molti casi, l’INPS applica l’integrazione automaticamente al momento della liquidazione della pensione. Tuttavia, ci sono situazioni in cui è necessaria una domanda esplicita.

    Questo accade soprattutto quando:

    • La situazione reddituale è cambiata negli anni (riduzione di redditi da lavoro, vendita di immobili, decesso del coniuge)
    • L’INPS non disponeva dei dati reddituali aggiornati al momento della liquidazione
    • Si è passati da una categoria di pensione a un’altra

    Come fare la domanda:

    1. Accedi al portale INPS con SPID, CIE o CNS
    2. Cerca il servizio “Domanda di pensione” o “Integrazione al trattamento minimo” nella sezione prestazioni pensionistiche
    3. In alternativa, rivolgiti a un patronato che presenterà la domanda per tuo conto, gratuitamente
    4. Allega la documentazione reddituale richiesta (CU, dichiarazione dei redditi, estratto conto pensionistico)

    Se hai diritto all’integrazione per anni passati, puoi richiedere gli arretrati. Il termine di prescrizione è di 5 anni, quindi conviene verificare il prima possibile.

    Conguaglio arretrati: puoi recuperare quanto non hai ricevuto

    Questo è forse l’aspetto più sottovalutato. Se hai avuto diritto all’integrazione al minimo negli anni passati ma non è mai stata applicata, hai diritto a un conguaglio.

    Gli arretrati si prescrivono in 5 anni. Significa che oggi, nel 2026, puoi ancora recuperare le maggiorazioni non erogate dal 2021 in poi (e in alcuni casi anche da prima, a seconda della situazione).

    Come si fa? Presentando domanda all’INPS — meglio se tramite patronato — con la documentazione dei redditi degli anni interessati. L’INPS ricalcola il dovuto e, se confermato il diritto, eroga il conguaglio in unica soluzione o a rate sull’assegno mensile.

    Non aspettare: ogni anno che passa riduce la finestra temporale entro cui puoi recuperare le somme.

    Domande frequenti sull’integrazione al minimo 2026

    L’integrazione al minimo è tassata?

    Sì, l’integrazione al trattamento minimo fa parte dell’importo pensionistico complessivo ed è soggetta a tassazione IRPEF come il resto della pensione. Tuttavia, per redditi pensionistici bassi si applicano le detrazioni fiscali previste dalla legge, che spesso azzerano o riducono significativamente l’imposta dovuta.

    Posso ricevere l’integrazione anche se ricevo la pensione di reversibilità?

    Sì, l’integrazione al trattamento minimo si applica anche alle pensioni indirette e di reversibilità, a condizione che l’importo sia inferiore alla soglia minima e che i requisiti reddituali siano rispettati. È una delle situazioni più frequenti in cui molti titolari di reversibilità non sanno di avere diritto alla maggiorazione.

    Se mi risposo o convivo, perdo l’integrazione?

    Il matrimonio o la convivenza con un nuovo partner può incidere sul reddito coniugale considerato ai fini dell’integrazione. Se il reddito del nuovo coniuge o convivente, sommato al tuo, supera il limite previsto, l’integrazione potrebbe essere ridotta o cessare. È importante segnalare tempestivamente all’INPS ogni variazione dello stato civile o della situazione reddituale familiare.

    Cosa fare adesso

    Se hai una pensione bassa e non hai mai verificato se ti spetta l’integrazione al minimo, il momento giusto per farlo è adesso. Bastano pochi passi:

    • Controlla il cedolino pensionistico sul portale INPS
    • Prendi un appuntamento al patronato più vicino a te, portando il cedolino e l’ultima dichiarazione dei redditi
    • Chiedi di verificare anche gli anni passati per un eventuale conguaglio arretrati

    Non hai nulla da perdere: i servizi dei patronati sono gratuiti e la verifica non comporta nessun obbligo. Se hai diritto a qualcosa, è giusto che tu lo sappia e lo riceva.


    Le informazioni pubblicate hanno scopo esclusivamente divulgativo. Per decisioni previdenziali o finanziarie personali, si consiglia di rivolgersi a un CAF, patronato o consulente abilitato.

    Fonte ufficiale: INPS – Integrazione al trattamento minimo

  • Bonus INPS over 60 2026: guida alle agevolazioni

    Hai compiuto 60 anni o sei già in pensione? Allora febbraio 2026 potrebbe essere il momento giusto per recuperare qualche agevolazione che forse non sai di avere. L’INPS e altri enti pubblici mettono a disposizione ogni anno una serie di bonus pensati proprio per chi ha superato i sessant’anni: sussidi sulle bollette, sconti sulla TARI, rimborsi per le spese sanitarie e molto altro. In questo articolo ti spieghiamo quali sono i principali aiuti ancora attivi, come funzionano e come presentare domanda.

    Chi può accedere ai bonus INPS over 60 nel 2026

    Non tutti i bonus sono uguali: alcuni sono riservati ai pensionati con redditi bassi, altri riguardano chiunque abbia superato una certa età. Il filo conduttore, nella maggior parte dei casi, è la situazione economica del nucleo familiare, misurata attraverso l’ISEE.

    In linea generale, possono accedere alle agevolazioni:

    • Pensionati con pensione minima o assegno sociale
    • Over 60 con ISEE sotto soglie specifiche (variano per ogni misura)
    • Titolari di pensione di invalidità o accompagnamento
    • Anziani non autosufficienti con familiari a carico

    Il primo passo, quindi, è sempre quello di aggiornare il proprio ISEE per il 2026. Puoi farlo gratuitamente tramite un CAF oppure in autonomia sul sito dell’INPS.

    Bonus sociale bollette: luce, gas e acqua

    Uno degli aiuti più concreti e spesso sottovalutati è il bonus sociale sulle bollette. Si tratta di uno sconto automatico applicato direttamente in fattura per luce, gas e acqua. Nel 2026 le soglie ISEE per ottenerlo sono:

    • ISEE fino a 9.530 euro per la maggior parte dei nuclei familiari
    • ISEE fino a 20.000 euro per famiglie numerose con almeno 4 figli a carico

    La buona notizia è che non devi fare domanda separata: basta presentare la Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) per l’ISEE e il bonus viene applicato in automatico. Se hai già un ISEE valido, contatta il tuo fornitore di energia o il tuo comune per verificare che il bonus sia stato attivato.

    Per approfondire, consulta la pagina ufficiale dell’INPS.

    Agevolazioni TARI per anziani e pensionati

    La TARI è la tassa sui rifiuti e molti comuni italiani prevedono riduzioni o esenzioni per i pensionati con redditi bassi e per gli over 60 in condizioni di disagio economico. Non è una misura nazionale uniforme: ogni comune decide autonomamente se e come applicare questi sconti.

    Cosa fare:

    1. Contatta il tuo comune di residenza o consulta il sito istituzionale
    2. Chiedi se esistono agevolazioni TARI per anziani o pensionati
    3. Verifica la scadenza per presentare la domanda (spesso entro il 31 marzo)
    4. Prepara la documentazione: ISEE, documento d’identità, codice fiscale

    In molti comuni la domanda si può presentare online, allo sportello o tramite CAF. Non aspettare: alcune agevolazioni hanno scadenze anticipate e non si rinnovano automaticamente ogni anno.

    Contributo per le spese sanitarie: cosa prevede l’INPS

    L’INPS gestisce diversi fondi e prestazioni a sostegno delle spese sanitarie per gli over 60 e i pensionati. Tra le misure più rilevanti attive nel 2026 troviamo:

    Rimborso spese sanitarie per pensionati iscritti alla Gestione Dipendenti Pubblici

    Chi è iscritto alla Gestione Dipendenti Pubblici (ex INPDAP) può richiedere rimborsi per spese mediche, protesi, occhiali e cure dentistiche attraverso i fondi di assistenza sanitaria integrativa. L’importo e le modalità variano a seconda del fondo di appartenenza.

    Prestazioni di welfare per pensionati INPS

    L’INPS mette a disposizione ogni anno un bando per prestazioni di welfare rivolto ai pensionati. Le prestazioni includono soggiorni termali, contributi per badanti, rimborsi per l’acquisto di ausili e dispositivi medici. I bandi vengono pubblicati sul portale INPS e hanno scadenze precise.

    Per verificare i bandi attivi e scaricare i moduli, vai direttamente su www.inps.it nella sezione dedicata ai pensionati.

    Assegno sociale e integrazione al minimo: chi ne ha diritto

    Se la tua pensione è molto bassa, potresti avere diritto a due misure fondamentali:

    Assegno sociale

    È riconosciuto a chi ha compiuto 67 anni, risiede in Italia da almeno 10 anni e ha un reddito personale sotto una certa soglia. Nel 2026 l’importo mensile dell’assegno sociale è di circa 538 euro (il valore esatto viene aggiornato ogni anno dall’INPS). La domanda si presenta online sul sito INPS o tramite patronato.

    Integrazione al trattamento minimo

    Se la tua pensione è inferiore al trattamento minimo INPS, puoi ricevere un’integrazione automatica per arrivare alla soglia minima garantita. Anche in questo caso, il requisito principale è avere un reddito complessivo basso. L’INPS verifica d’ufficio la situazione, ma è utile controllare di non aver perso questa tutela in seguito a variazioni di reddito.

    Bonus per la non autosufficienza e contributo badante

    Per gli over 60 non autosufficienti esistono alcune misure specifiche:

    • Indennità di accompagnamento: erogata dall’INPS a chi è riconosciuto invalido al 100% e non è in grado di deambulare o compiere gli atti quotidiani. Non ha limiti di reddito e vale circa 530 euro al mese nel 2026.
    • Contributo per badante: alcune regioni e comuni erogano contributi economici a chi assume regolarmente una badante per l’assistenza a un familiare anziano non autosufficiente. Controlla le misure attive nella tua regione.
    • Prestazioni INPS per il welfare domiciliare: attraverso i bandi INPS già citati, è possibile ottenere rimborsi parziali per le spese di assistenza domiciliare.

    Detrazioni fiscali e 730: non dimenticarle

    Anche se non sono tecnicamente dei “bonus INPS”, le detrazioni fiscali per i pensionati over 60 meritano un cenno. Con la dichiarazione dei redditi (modello 730) puoi recuperare parte delle spese sostenute per:

    • Visite mediche e specialistiche
    • Farmaci con ricetta
    • Assistenza domiciliare
    • Spese per l’abbattimento delle barriere architettoniche
    • Occhiali e lenti a contatto

    Il 730 può essere compilato gratuitamente tramite CAF. La stagione fiscale 2026 per le spese dell’anno precedente si apre in primavera: tieni da parte tutte le ricevute e le fatture.

    Come fare domanda: online, CAF o patronato

    Hai tre strade principali per richiedere i bonus INPS over 60:

    1. Online tramite il portale INPS

    Accedi su www.inps.it con SPID, CIE o CNS. Cerca la prestazione che ti interessa, compila il modulo digitale e allega i documenti richiesti. Ricevi la ricevuta via email.

    2. Tramite CAF

    I Centri di Assistenza Fiscale offrono supporto gratuito o a costo ridotto per la compilazione dell’ISEE, le domande di bonus e le dichiarazioni dei redditi. È la soluzione ideale se non hai dimestichezza con l’informatica.

    3. Tramite patronato

    I patronati (INCA, ITAL, ACLI, ecc.) sono strutture gratuite che ti aiutano a presentare domanda per le prestazioni previdenziali e assistenziali. Sono presenti in tutta Italia e offrono consulenza personalizzata.

    Scadenze di febbraio 2026 da non perdere

    Febbraio è ancora un buon momento per agire. Ecco alcune date utili da tenere a mente:

    • Entro fine febbraio: aggiorna l’ISEE 2026 per non perdere l’accesso ai bonus automatici (come il bonus bollette)
    • Entro marzo: verifica le scadenze TARI del tuo comune
    • Primavera 2026: apertura dei bandi welfare INPS per pensionati
    • Maggio-giugno 2026: apertura della stagione del 730 per le detrazioni fiscali

    Non aspettare l’ultimo momento: molti bonus hanno risorse limitate e vengono assegnati in ordine di domanda.


    FAQ – Domande frequenti

    Devo rinnovare ogni anno la domanda per i bonus INPS over 60?

    Dipende dal tipo di bonus. Alcuni, come l’assegno sociale, vengono rinnovati automaticamente se le condizioni non cambiano. Altri, come i bandi welfare per pensionati, richiedono una nuova domanda ogni anno. La cosa più sicura è verificare ogni inizio anno sul sito INPS o chiedere al proprio patronato.

    Posso ricevere più bonus contemporaneamente?

    Sì, nella maggior parte dei casi è possibile cumulare più agevolazioni. Ad esempio, puoi ricevere contemporaneamente il bonus bollette, l’integrazione al minimo della pensione e le agevolazioni TARI. Ogni misura ha però i propri requisiti: verifica caso per caso prima di fare domanda.

    Ho 62 anni e lavoro ancora part-time: posso accedere ai bonus?

    Dipende dall’ISEE del tuo nucleo familiare e dai requisiti specifici di ciascun bonus. Non tutti i bonus sono riservati ai soli pensionati: alcuni sono aperti a tutti i cittadini over 60 in base al reddito. Il consiglio è di calcolare l’ISEE aggiornato e poi confrontarlo con le soglie previste per ogni agevolazione.


    Cosa fare adesso

    Se hai 60 anni o più e non hai ancora verificato a quali bonus hai diritto, questo è il momento giusto per farlo. Inizia dall’ISEE: è il documento base che apre la porta alla maggior parte delle agevolazioni. Poi rivolgiti a un CAF o a un patronato nella tua città per avere una consulenza gratuita e personalizzata.

    Non lasciare sul tavolo soldi che ti spettano di diritto. Ogni anno molti pensionati perdono bonus importanti semplicemente perché non sanno che esistono o non presentano domanda in tempo.

    👉 Per maggiori informazioni sui bonus INPS attivi nel 2026, visita il sito ufficiale: www.inps.it


    Disclaimer: Le informazioni pubblicate hanno scopo esclusivamente divulgativo. Per decisioni previdenziali o finanziarie personali, si consiglia di rivolgersi a un CAF, patronato o consulente abilitato.

    Fonte: Redazione interna / INPS – Istituto Nazionale della Previdenza Sociale | Aggiornato al 28 febbraio 2026

  • Bonus pensionati 2026: quali puoi richiedere

    Sei pensionato e vuoi sapere quali bonus puoi ancora richiedere a febbraio 2026? Sei nel posto giusto. Nonostante il passare dei mesi, diverse agevolazioni restano attive e accessibili. Alcune arrivano automaticamente, altre bisogna richiederle. In questo articolo ti spieghiamo tutto, con importi, soglie ISEE e procedure pratiche.

    Perché febbraio è un mese importante per i pensionati

    Febbraio non è solo il mese più corto dell’anno. Per molti pensionati è il momento giusto per fare il punto della situazione. L’anno è appena iniziato, le scadenze fiscali si avvicinano, e alcuni bonus legati all’anno in corso sono già richiedibili. Altri, invece, dipendono da domande presentate entro certi termini. Ecco perché conviene agire subito, senza aspettare.

    Assegno sociale: il sostegno base per chi ha pochi redditi

    L’assegno sociale è una delle misure più importanti per i pensionati con redditi molto bassi. A febbraio 2026 l’importo mensile è di circa 534 euro, erogato per 13 mensilità.

    Chi può richiederlo? Chi ha compiuto 67 anni, risiede stabilmente in Italia da almeno 10 anni e ha un reddito personale inferiore a circa 6.947 euro annui (importo intero). Se si vive in coppia, il limite sale ma cambia il calcolo.

    La domanda si presenta direttamente all’INPS, tramite il sito ufficiale, il Contact Center o attraverso un patronato. Se non l’hai ancora fatto, puoi farlo ora.

    👉 Leggi la scheda ufficiale sull’Assegno Sociale sul sito INPS

    Quattordicesima mensilità: quando arriva e chi ne ha diritto

    La quattordicesima è un bonus aggiuntivo che l’INPS eroga ogni anno a luglio ai pensionati con redditi bassi. Tecnicamente non si richiede: arriva automaticamente se si hanno i requisiti.

    Ma perché parlarne a febbraio? Perché è utile sapere subito se ne hai diritto, così puoi verificare la tua situazione reddituale per tempo ed eventualmente aggiornare i dati INPS o regolarizzare posizioni aperte.

    Gli importi variano in base all’anzianità contributiva e all’importo della pensione:

    • Fino a 1,5 volte il minimo: da 336 a 504 euro (a seconda degli anni di contributi)
    • Fino a 2 volte il minimo: da 420 a 630 euro

    Il limite reddituale per il 2026 è pari a due volte il trattamento minimo INPS annuo. Controlla la tua busta paga INPS o accedi al tuo fascicolo previdenziale per verificare.

    Maggiorazione sociale: un aiuto in più ogni mese

    La maggiorazione sociale è un incremento mensile della pensione minima, destinato a chi ha più di 60 anni e redditi molto bassi. Si aggiunge automaticamente alla pensione, ma solo se si hanno i requisiti.

    Per i pensionati over 70 con redditi inferiori a circa 8.469 euro annui (solo), la maggiorazione può arrivare fino a 70,51 euro al mese. Per le coppie il limite reddituale è diverso.

    Se pensi di averne diritto ma non la stai ricevendo, contatta il tuo patronato o accedi al sito INPS per verificare la tua situazione.

    Bonus per redditi bassi: l’incremento al milione

    Esiste anche la cosiddetta “integrazione al trattamento minimo”, che porta la pensione a una soglia minima garantita se l’importo maturato è troppo basso. A febbraio 2026 questo importo minimo è di circa 598 euro mensili per chi ha meno di 70 anni, e sale leggermente per gli over 70.

    Non si tratta di un bonus da richiedere separatamente: viene applicato automaticamente dall’INPS quando calcola la pensione. Ma se sei appena andato in pensione o hai cambiato la tua situazione reddituale, vale la pena verificare che tutto sia corretto.

    Detrazioni fiscali IRPEF per i pensionati over 65

    Spesso dimenticate, le detrazioni fiscali sono uno degli strumenti più utili per i pensionati. Non sono un bonus in senso stretto, ma riducono concretamente le tasse da pagare.

    Per i redditi da pensione fino a 8.500 euro, la detrazione è totale: niente IRPEF. Sopra questa soglia, la detrazione decresce gradualmente. Per i redditi tra 8.500 e 28.000 euro, la detrazione base è di 1.955 euro, ridotta in proporzione al reddito.

    In più, chi ha spese sanitarie, spese per badante, interessi sul mutuo o spese per l’affitto può detrarre ulteriori importi nella dichiarazione dei redditi (modello 730 o Redditi PF). Febbraio è il momento giusto per raccogliere tutte le ricevute e i documenti utili.

    Bonus per i non autosufficienti e disabili

    Se sei un pensionato con problemi di salute o sei riconosciuto come non autosufficiente, hai accesso a misure aggiuntive:

    • Indennità di accompagnamento: circa 531 euro al mese, senza limiti di reddito, per chi non è in grado di deambulare o compiere autonomamente gli atti quotidiani.
    • Assegno di invalidità civile: per chi ha una riduzione della capacità lavorativa tra il 74% e il 99%, con importi variabili in base al grado di invalidità.
    • Bonus badante: la spesa per il lavoro di cura domestica è detraibile fino a un certo limite se il reddito familiare non supera 40.000 euro.

    Per queste misure è necessario presentare domanda all’INPS tramite medico di base (per il riconoscimento dell’invalidità) e poi procedere con la domanda di prestazione.

    👉 Consulta la scheda INPS sull’Indennità di Accompagnamento

    Agevolazioni su bollette e utenze per pensionati a basso reddito

    Non tutti sanno che esistono bonus dedicati alle utenze domestiche. Il bonus luce, il bonus gas e il bonus idrico sono accessibili ai pensionati con ISEE fino a 9.530 euro (limite ordinario) o fino a 20.000 euro per le famiglie numerose con più di 4 figli.

    Dal 2021 questi bonus vengono erogati automaticamente attraverso il sistema INPS-ARERA, se si ha un ISEE aggiornato. Quindi il primo passo è sempre presentare la DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica) per ottenere l’ISEE 2026 aggiornato.

    Puoi farlo gratuitamente presso un CAF oppure in autonomia sul sito INPS.

    Come richiedere i bonus: le strade principali

    Hai capito quali misure ti riguardano? Bene. Ora vediamo come fare domanda. Le strade principali sono tre:

    1. Sito INPS: accedi con SPID, CIE o CNS e cerca la prestazione che ti interessa nella sezione “Prestazioni e servizi”.
    2. Patronato: servizio gratuito che ti assiste nella presentazione della domanda. Cerca il patronato del sindacato o dell’associazione di categoria più vicino a te.
    3. CAF: utile soprattutto per le pratiche fiscali, la DSU per l’ISEE e il modello 730.

    Se hai difficoltà con internet, puoi anche chiamare il Contact Center INPS al numero 803 164 (da rete fissa, gratuito) o 06 164 164 (da rete mobile, a pagamento).


    FAQ – Le domande più frequenti dei pensionati

    Posso ricevere più bonus contemporaneamente?

    Sì, in molti casi è possibile cumulare più misure. Ad esempio, puoi ricevere l’assegno sociale e allo stesso tempo beneficiare del bonus luce e gas, se hai l’ISEE aggiornato. Alcune misure però hanno vincoli di compatibilità: è sempre meglio verificare caso per caso con un patronato o un CAF.

    Ho già 70 anni ma non ho mai chiesto nessun bonus. Posso farlo adesso?

    Assolutamente sì. Per molte prestazioni non c’è una scadenza rigida: puoi presentare domanda in qualsiasi momento, purché tu abbia i requisiti. Attenzione però: alcune misure pagano solo dalla data di domanda in poi, non retroattivamente. Prima presenti la domanda, prima inizi a ricevere il beneficio.

    L’ISEE è obbligatorio per tutti i bonus?

    Non per tutti. Alcune misure come l’indennità di accompagnamento non richiedono l’ISEE. Ma la grande maggioranza dei bonus basati sul reddito (assegno sociale, quattordicesima, bonus utenze) sì. Aggiornare l’ISEE ogni anno è una buona abitudine per non perdere nessuna agevolazione.


    Cosa fare adesso: i prossimi passi

    Non aspettare. Febbraio è ancora un ottimo momento per muoversi. Ecco cosa puoi fare subito:

    • ✅ Aggiorna il tuo ISEE 2026 presso un CAF (è gratuito)
    • ✅ Controlla il tuo cedolino INPS per verificare che stai ricevendo tutto quello a cui hai diritto
    • ✅ Prenota un appuntamento con il patronato per verificare la tua situazione complessiva
    • ✅ Tieni tutti i documenti di spesa del 2025 per la dichiarazione dei redditi

    Hai dubbi su una misura specifica? Scrivi nei commenti o contatta la redazione: siamo qui per aiutarti a orientarti.


    Disclaimer: Le informazioni pubblicate hanno scopo esclusivamente divulgativo. Per decisioni previdenziali o finanziarie personali, si consiglia di rivolgersi a un CAF, patronato o consulente abilitato.

    Fonte: Elaborazione interna su dati INPS – Istituto Nazionale della Previdenza Sociale. Ultimo aggiornamento: febbraio 2026.

  • Pensione minima 2026: importo aggiornato e requisiti

    Pensione minima 2026: importo aggiornato e requisiti

    Se sei in pensione o stai per andarci, probabilmente ti sei chiesto almeno una volta: quanto è la pensione minima nel 2026? La risposta dipende dalla rivalutazione Istat applicata ogni anno al 1° gennaio. In questo articolo trovi l’importo aggiornato, i requisiti per avere diritto al trattamento minimo INPS e una guida pratica su come fare domanda.

    Cos’è la pensione minima (trattamento minimo INPS)

    La pensione minima, tecnicamente chiamata trattamento minimo INPS, è un importo garantito dallo Stato a chi percepisce una pensione troppo bassa. In pratica, se i contributi versati nel corso della vita lavorativa non sono sufficienti a generare un assegno dignitoso, l’INPS integra la differenza fino a raggiungere una soglia stabilita per legge.

    Non si tratta di un bonus aggiuntivo: è un diritto previsto dall’ordinamento previdenziale italiano, pensato per tutelare i lavoratori con carriere discontinue o redditi bassi.

    Pensione minima 2026: importo aggiornato

    Dal 1° gennaio 2026, a seguito della rivalutazione automatica legata all’indice INPS-Istat, l’importo della pensione minima è stato aggiornato. Ecco le cifre:

    • Importo mensile: circa 603,40 euro
    • Importo annuale: circa 7.844,20 euro (calcolato su 13 mensilità)

    Il valore definitivo può variare leggermente in base al coefficiente di rivalutazione ufficiale pubblicato dall’INPS con apposita circolare. Ti consigliamo di verificare sempre l’importo aggiornato sul sito ufficiale INPS.it.

    Nota importante: la rivalutazione non è sempre identica per tutti gli importi. Le pensioni più basse vengono rivalutate al 100% dell’inflazione, quelle più alte con percentuali ridotte secondo le fasce previste dalla legge di bilancio vigente.

    Chi ha diritto alla pensione minima nel 2026

    Non tutti i pensionati ricevono automaticamente il trattamento minimo. Ci sono requisiti precisi da rispettare. Vediamoli nel dettaglio.

    Requisiti contributivi

    Per accedere all’integrazione al minimo devi aver maturato almeno 15 anni di contributi (780 settimane). Questo vale per chi è in regime misto o retributivo. Chi rientra interamente nel sistema contributivo puro (contributi versati solo dopo il 1996) segue regole diverse e generalmente non ha accesso al trattamento minimo classico.

    Requisiti anagrafici

    Puoi ricevere il trattamento minimo se hai raggiunto i requisiti per la pensione di vecchiaia o per la pensione anticipata previsti dalla normativa vigente. Nel 2026:

    • Pensione di vecchiaia: 67 anni di età + 20 anni di contributi
    • Pensione anticipata: 42 anni e 10 mesi di contributi (uomini) / 41 anni e 10 mesi (donne), indipendentemente dall’età

    Requisito reddituale

    Questo è il punto più importante: il trattamento minimo spetta solo se il reddito personale è inferiore a certe soglie. Se sei coniugato, vengono considerati anche i redditi del coniuge. In sintesi:

    • Se il tuo reddito personale annuo è inferiore al doppio del trattamento minimo annuo, hai diritto all’integrazione piena o parziale.
    • Se sei coniugato e il reddito complessivo del nucleo familiare supera quattro volte il trattamento minimo annuo, l’integrazione non spetta.

    Le soglie precise vengono aggiornate ogni anno dall’INPS. Per conoscere i limiti esatti applicati alla tua situazione, rivolgiti a un patronato o consulta la circolare ufficiale INPS.

    Come fare domanda per il trattamento minimo INPS

    Hai due strade principali per presentare la domanda. Scegli quella più comoda per te.

    1. Domanda online sul sito INPS

    Se hai uno SPID, una CIE o una CNS puoi fare tutto da casa. Segui questi passaggi:

    1. Accedi al portale INPS.it
    2. Vai nella sezione “Prestazioni e servizi”
    3. Cerca il servizio “Domanda di pensione”
    4. Compila il modulo online con i tuoi dati anagrafici, contributivi e reddituali
    5. Allega i documenti richiesti e invia la domanda

    Riceverai una ricevuta digitale e potrai monitorare lo stato della pratica direttamente dal portale.

    2. Domanda tramite patronato o CAF

    Se non ti senti sicuro con i servizi digitali, puoi rivolgerti gratuitamente a un patronato (INCA, ITAL, ACLI, EPACA e altri) o a un CAF. Un operatore esperto ti aiuterà a:

    • Verificare se hai i requisiti per l’integrazione al minimo
    • Raccogliere e presentare tutta la documentazione necessaria
    • Monitorare l’avanzamento della pratica

    Il servizio dei patronati è completamente gratuito per il cittadino. È forse la scelta migliore se la tua situazione contributiva è complessa o se hai dubbi sul tuo estratto conto INPS.

    3. Domanda tramite Contact Center INPS

    Puoi anche chiamare il numero verde 803 164 (gratuito da rete fissa) o il 06 164164 (a pagamento da cellulare) per ricevere assistenza e, in alcuni casi, avviare la procedura telefonicamente.

    Pensione minima e assegno sociale: non è la stessa cosa

    Molti confondono il trattamento minimo con l’assegno sociale. Sono due prestazioni diverse:

    • Il trattamento minimo spetta a chi ha maturato i requisiti contributivi per la pensione ma con un importo troppo basso.
    • L’assegno sociale spetta invece a chi ha 67 anni ma non ha i requisiti contributivi per la pensione, oppure non ha mai lavorato. L’importo nel 2026 è di circa 538,69 euro mensili.

    In entrambi i casi si tratta di strumenti di tutela per le fasce più deboli della popolazione anziana, ma con meccanismi e importi differenti.

    Quando arriva il pagamento

    La pensione minima, come tutte le pensioni INPS, viene pagata il primo giorno bancabile del mese. In genere viene accreditata direttamente sul conto corrente bancario o postale, oppure ritirata in contanti presso gli sportelli di Poste Italiane se l’importo è inferiore a 1.000 euro mensili.


    Domande frequenti (FAQ)

    La pensione minima spetta anche ai lavoratori autonomi?

    Sì, il trattamento minimo INPS può spettare anche agli artigiani, commercianti e coltivatori diretti iscritti alle rispettive gestioni INPS, a condizione che abbiano i requisiti contributivi e reddituali richiesti. I requisiti sono gli stessi previsti per i lavoratori dipendenti.

    Se lavoro ancora a tempo parziale, perdo la pensione minima?

    Dipende. Se il reddito da lavoro fa superare le soglie reddituali previste, l’integrazione può essere ridotta o azzerata. È fondamentale comunicare all’INPS qualsiasi variazione del reddito per evitare di ricevere somme che poi potrebbero essere chieste indietro come indebito.

    Posso ricevere sia l’integrazione al minimo sia l’Assegno Unico per i figli?

    L’Assegno Unico Universale è destinato ai nuclei familiari con figli a carico fino a 21 anni. Se hai diritto sia al trattamento minimo sia all’Assegno Unico, le due prestazioni non si escludono a vicenda. Puoi richiederle entrambe secondo i rispettivi requisiti.


    Cosa fare adesso

    Se pensi di avere diritto al trattamento minimo INPS nel 2026, il primo passo è controllare il tuo estratto conto previdenziale sul sito INPS con le tue credenziali SPID. Lì trovi tutti i contributi versati nel corso della tua vita lavorativa.

    Dopo di che, rivolgiti a un patronato vicino a te o presenta direttamente la domanda online. Non aspettare: l’integrazione non viene riconosciuta automaticamente in tutti i casi e i tempi di lavorazione delle pratiche INPS possono essere lunghi.

    Per restare aggiornato su pensioni, bonus e agevolazioni 2026, continua a seguire bonusepensioneoggi.it.


    Disclaimer: Le informazioni pubblicate hanno scopo esclusivamente divulgativo. Per decisioni previdenziali o finanziarie personali, si consiglia di rivolgersi a un CAF, patronato o consulente abilitato.

    Fonte ufficiale: INPS – Pensione di vecchiaia e trattamento minimo

  • Pensione minima 2026: importo aggiornato INPS

    Da gennaio 2026 le pensioni italiane sono state rivalutate automaticamente al costo della vita. Questo significa che anche la pensione minima INPS — tecnicamente chiamata trattamento minimo — ha un nuovo importo aggiornato. Se stai per andare in pensione, o sei già pensionato con un assegno basso, questa cifra ti riguarda direttamente. Ecco tutto quello che devi sapere sulla pensione minima 2026: importo, requisiti e come richiederla.

    Cos’è la pensione minima (trattamento minimo INPS)

    La pensione minima non è una pensione a sé stante. È una integrazione al trattamento minimo che l’INPS aggiunge automaticamente quando la tua pensione calcolata risulta troppo bassa. In pratica, se hai lavorato e versato contributi, ma l’importo della pensione che ne deriva è inferiore a una soglia stabilita per legge, l’INPS “integra” la differenza fino a raggiungere quella soglia.

    Questa soglia si chiama appunto trattamento minimo, e viene aggiornata ogni anno in base all’indice di rivalutazione ISTAT. Non va confusa con l’Assegno Sociale, che è uno strumento diverso (lo spieghiamo più avanti).

    Pensione minima 2026: qual è l’importo aggiornato

    Con la rivalutazione automatica scattata il 1° gennaio 2026, il trattamento minimo INPS è stato adeguato all’inflazione registrata nel 2025. L’importo mensile della pensione minima 2026 si attesta su circa 600–615 euro al mese, per tredici mensilità.

    Il valore esatto dipende dalla percentuale di rivalutazione definitiva applicata dall’INPS. L’ente aggiorna i propri cedolini e le tabelle ufficiali ogni anno: puoi verificare il tuo importo preciso accedendo al portale INPS.it con le tue credenziali SPID, CIE o CNS.

    Per avere un riferimento orientativo: nel 2024 il trattamento minimo era pari a circa 598 euro mensili, nel 2025 era salito a circa 606 euro. La progressione nel 2026 segue lo stesso meccanismo di indicizzazione automatica.

    Chi ha diritto all’integrazione al trattamento minimo

    Non tutti i pensionati ricevono automaticamente l’integrazione al minimo. Ci sono requisiti precisi da rispettare, sia di contribuzione che di reddito.

    Requisiti contributivi

    • Devi avere almeno 20 anni di contributi versati per la pensione di vecchiaia.
    • Per le pensioni di anzianità o anticipate, i requisiti cambiano in base al regime applicabile.
    • I contributi devono essere versati al fondo pensionistico gestito dall’INPS (o da fondi equiparati).

    Requisiti reddituali

    L’integrazione al trattamento minimo è collegata al reddito. Questo vuol dire che si riduce o si azzera se hai altri redditi significativi. Le soglie orientative per il 2026 sono le seguenti:

    • Integrazione piena: se il tuo reddito personale annuo (esclusa la pensione stessa) non supera circa il doppio del trattamento minimo annuo.
    • Integrazione parziale: se il reddito supera quella soglia ma resta entro certi limiti.
    • Nessuna integrazione: se il reddito complessivo è superiore a circa quattro volte il trattamento minimo annuo (soglia da verificare con i valori aggiornati INPS 2026).

    Se sei coniugato, si tiene conto anche del reddito del coniuge per determinare l’integrazione. Le regole sono articolate: ti consigliamo di rivolgerti a un patronato o CAF per un calcolo preciso sulla tua situazione.

    Pensione minima e Assegno Sociale: qual è la differenza

    Molti confondono questi due istituti. Sono cose diverse, con requisiti e finalità distinte.

    Caratteristica Trattamento Minimo Assegno Sociale
    A chi spetta Chi ha una pensione INPS bassa Chi ha pochi o nessun contributo
    Età minima Dipende dal tipo di pensione 67 anni
    Legato ai contributi No
    Natura Integrazione previdenziale Prestazione assistenziale
    Importo 2026 (orientativo) ~600–615 €/mese ~538–542 €/mese

    In sintesi: se hai lavorato e versato contributi, ma la tua pensione è bassa, entra in gioco il trattamento minimo. Se invece non hai contributi sufficienti per una pensione ordinaria e hai almeno 67 anni con redditi bassi, puoi accedere all’Assegno Sociale.

    Come funziona la rivalutazione automatica

    La rivalutazione delle pensioni è un meccanismo automatico previsto dalla legge italiana. Ogni anno, le pensioni vengono adeguate in base all’andamento dell’inflazione registrata dall’ISTAT nell’anno precedente. Questo vale anche per la soglia del trattamento minimo.

    Non devi fare nulla per ricevere la rivalutazione: l’INPS la applica d’ufficio a partire dal mese di gennaio. L’importo aggiornato compare direttamente nel tuo cedolino pensione. Puoi consultare il tuo cedolino in qualsiasi momento su MyINPS – Cedolino della Pensione.

    Come richiedere l’integrazione al trattamento minimo

    Se stai già ricevendo una pensione INPS e pensi di avere diritto all’integrazione al minimo ma non la stai ricevendo, ecco come muoversi.

    1. Verifica il tuo cedolino: accedi a MyINPS e controlla se l’importo che percepisci è già integrato o se è uguale al trattamento minimo.
    2. Controlla i tuoi redditi: l’integrazione spetta solo se il reddito rientra nei limiti. Raccogli la documentazione reddituale (730, CU, dichiarazione ISEE).
    3. Contatta un patronato o CAF: questi sportelli sono gratuiti e ti aiutano a verificare se hai diritto all’integrazione e, se necessario, a presentare la domanda o un’istanza di riesame.
    4. Domanda online all’INPS: in alcuni casi è possibile presentare la domanda direttamente sul portale INPS tramite SPID o CIE.

    Se invece sei ancora in fase di pensionamento e stai calcolando la futura pensione, chiedi esplicitamente al patronato di verificare se avrai diritto all’integrazione al trattamento minimo in base ai tuoi anni di contributi e al tuo reddito stimato.

    Pensione minima e pensione di reversibilità

    L’integrazione al trattamento minimo si applica anche alle pensioni di reversibilità (pensioni ai superstiti), ma con alcune particolarità. In questo caso, il reddito del beneficiario viene valutato in modo autonomo rispetto a quello del titolare originario della pensione. Anche qui, il superamento delle soglie reddituali può ridurre o azzerare l’integrazione.

    Domande frequenti (FAQ)

    La pensione minima 2026 spetta anche ai lavoratori autonomi?

    Sì, anche i lavoratori autonomi iscritti all’INPS (artigiani, commercianti, coltivatori diretti) possono avere diritto all’integrazione al trattamento minimo, a patto di rispettare i requisiti contributivi e reddituali previsti. Le stesse regole si applicano a prescindere dalla categoria lavorativa, purché la gestione previdenziale sia quella INPS.

    Se supero i limiti di reddito un anno, perdo definitivamente il diritto?

    No. L’integrazione al trattamento minimo viene rivalutata ogni anno in base alla situazione reddituale del beneficiario. Se in un anno il tuo reddito supera i limiti e l’integrazione viene ridotta o sospesa, negli anni successivi — se il reddito cala — puoi tornare a riceverla. È importante comunicare all’INPS eventuali variazioni di reddito attraverso la dichiarazione reddituale annuale (Modello RED o 730).

    Quanto vale la pensione minima in totale all’anno?

    La pensione minima viene erogata per tredici mensilità (dodici mensilità ordinarie più la tredicesima a dicembre). Se l’importo mensile 2026 è di circa 600–615 euro, il totale annuo si aggira tra i 7.800 e i 7.995 euro lordi circa. L’importo netto dipende dalla tassazione applicabile alla tua situazione specifica (molti pensionati con redditi minimi beneficiano di detrazioni che riducono o azzerano l’IRPEF).


    Cosa fare adesso

    Se vuoi capire con certezza a quanto ammonta la tua pensione minima 2026 e se hai diritto all’integrazione, ti consigliamo questi passi concreti:

    • Accedi al portale INPS.it con SPID o CIE per consultare il tuo cedolino aggiornato.
    • Rivolgiti a un patronato gratuito (INCA, ACLI, INAS, ecc.) o a un CAF per una valutazione personalizzata.
    • Continua a seguire bonusepensioneoggi.it per tutti gli aggiornamenti su importi, rivalutazioni e novità previdenziali 2026.

    ⚠️ Disclaimer: Le informazioni pubblicate hanno scopo esclusivamente divulgativo. Per decisioni previdenziali o finanziarie personali, si consiglia di rivolgersi a un CAF, patronato o consulente abilitato.

    Fonte: Elaborazione redazionale su dati INPS.it — Ultimo aggiornamento: 28 febbraio 2026.

  • Pensione minima 2026 importo: quanto spetta ora

    Se sei in pensione o stai per andarci, probabilmente ti sei chiesto: quanto vale oggi la pensione minima? Con la rivalutazione automatica scattata a gennaio 2026, l’importo del trattamento minimo INPS è salito. Non di molto, ma abbastanza da fare la differenza per chi percepisce un assegno basso. In questo articolo trovi tutto quello che ti serve sapere: cifre aggiornate, requisiti, e come fare domanda.

    Cos’è la pensione minima (trattamento minimo INPS)

    La pensione minima, tecnicamente chiamata trattamento minimo INPS, è una soglia sotto la quale l’assegno pensionistico non può scendere. In pratica, se hai maturato il diritto alla pensione ma il calcolo contributivo ti darebbe un importo molto basso, lo Stato integra la differenza fino a raggiungere questa soglia.

    Non si tratta di un bonus separato. È una integrazione automatica che l’INPS applica direttamente sull’assegno mensile. L’obiettivo è garantire un reddito minimo dignitoso a chi ha lavorato e versato contributi, ma per anni ridotti o con retribuzioni basse.

    Attenzione: non va confusa con l’assegno sociale, che è invece una prestazione assistenziale per chi non ha contributi sufficienti.

    Pensione minima 2026: l’importo aggiornato

    Dal 1° gennaio 2026, grazie alla rivalutazione automatica legata all’inflazione (il cosiddetto meccanismo di indicizzazione), la pensione minima INPS ha raggiunto un nuovo importo.

    L’importo aggiornato del trattamento minimo 2026 è pari a circa 601 euro al mese, per tredici mensilità. Questo valore è soggetto alla rivalutazione ISTAT applicata ogni anno sulle pensioni.

    Ricorda che l’importo annuo complessivo supera quindi i 7.800 euro lordi l’anno. La cifra netta dipende dalla situazione fiscale personale di ciascun pensionato.

    Per verificare sempre l’importo ufficiale aggiornato, puoi consultare direttamente il sito INPS.it, la fonte più affidabile per i dati previdenziali.

    Chi ha diritto all’integrazione al minimo

    Non tutti i pensionati hanno accesso all’integrazione al minimo. Ci sono requisiti precisi da rispettare, sia di tipo contributivo che reddituale.

    Requisiti contributivi

    Per accedere al trattamento minimo devi essere titolare di una pensione ordinaria (vecchiaia, anzianità o anticipata) liquidata con il sistema retributivo o misto. Chi è interamente nel sistema contributivo puro, in linea generale, non ha diritto all’integrazione al minimo nel senso tradizionale del termine.

    Devi aver versato almeno 20 anni di contributi per la pensione di vecchiaia, oppure i contributi minimi richiesti per le altre tipologie di pensione.

    Requisiti reddituali

    Qui sta il punto cruciale: l’integrazione al minimo dipende dal reddito. Nello specifico:

    • Se il tuo reddito personale annuo è inferiore a due volte il trattamento minimo, hai diritto all’integrazione piena.
    • Se il reddito supera questa soglia ma resta sotto quattro volte il trattamento minimo, potresti avere diritto a un’integrazione parziale.
    • Se sei coniugato, viene considerato anche il reddito del coniuge per determinare l’importo dell’integrazione.

    In sintesi: più basso è il tuo reddito complessivo, maggiore è l’integrazione che puoi ricevere.

    Pensione di vecchiaia e requisiti anagrafici nel 2026

    Per avere diritto alla pensione di vecchiaia nel 2026, i requisiti generali sono:

    • 67 anni di età (requisito anagrafico valido sia per uomini che per donne nel sistema generale INPS)
    • 20 anni di contributi versati
    • Cessazione dell’attività lavorativa (in alcuni casi non obbligatoria)

    Se soddisfi questi criteri e il tuo assegno calcolato è inferiore al minimo, l’INPS provvede automaticamente all’integrazione, a condizione che il reddito rientri nei limiti indicati sopra.

    Come richiedere l’integrazione al minimo

    Nella maggior parte dei casi, l’integrazione al minimo viene applicata automaticamente dall’INPS al momento della liquidazione della pensione. Non serve presentare una domanda separata.

    Tuttavia, ci sono situazioni in cui potrebbe essere necessario intervenire:

    • Se la tua situazione reddituale è cambiata dopo l’accesso alla pensione
    • Se ritieni di avere diritto all’integrazione ma non la stai ricevendo
    • Se hai subito variazioni familiari (separazione, vedovanza) che influenzano il calcolo

    In questi casi, ecco come procedere:

    1. Accedi al portale INPS

    Entra su inps.it con SPID, CIE o CNS. Nella sezione dedicata alla tua pensione puoi verificare l’importo percepito e i dettagli del calcolo.

    2. Contatta un patronato o un CAF

    Se hai dubbi o pensi di avere diritto a un importo maggiore, rivolgiti a un patronato (come INCA, ACLI, INAS, ecc.) o a un CAF vicino a te. Il servizio è gratuito e possono verificare la tua situazione in modo approfondito.

    3. Presenta una domanda di riesame

    Se ritieni ci sia un errore nel calcolo, puoi presentare una domanda di riesame amministrativo all’INPS. Anche in questo caso, il patronato può aiutarti a redigerla correttamente.

    Pensione minima e pensione di invalidità

    Il trattamento minimo si applica anche alle pensioni di invalidità e alle pensioni ai superstiti (reversibilità), sempre rispettando i requisiti reddituali previsti dalla normativa vigente.

    Se percepisci una pensione di invalidità con importo basso, vale la pena verificare se hai diritto all’integrazione. Anche qui, la strada migliore è rivolgersi a un patronato.

    Attenzione: cosa NON è la pensione minima

    Spesso si fa confusione tra trattamento minimo e altre prestazioni INPS. Chiarisco le differenze principali:

    • Assegno sociale: è una prestazione assistenziale per chi ha 67 anni e redditi bassissimi, ma non ha contributi sufficienti. Non è la stessa cosa del trattamento minimo.
    • Pensione di cittadinanza / Assegno di inclusione: misure di sostegno al reddito per nuclei familiari in difficoltà, non legate ai contributi previdenziali.
    • Quattordicesima: somma aggiuntiva erogata in estate ai pensionati con redditi bassi. È un’aggiunta, non il trattamento minimo in sé.

    Domande frequenti (FAQ)

    ❓ Quanto è la pensione minima nel 2026?

    Nel 2026, dopo la rivalutazione automatica di gennaio, il trattamento minimo INPS è pari a circa 601 euro al mese, per tredici mensilità. L’importo esatto può variare leggermente in base all’applicazione del coefficiente di rivalutazione ufficiale. Per la cifra aggiornata al centesimo, consulta il sito INPS.it.

    ❓ Se lavoro ancora, posso ricevere l’integrazione al minimo?

    Dipende. Se percepisci un reddito da lavoro, questo viene conteggiato ai fini del limite reddituale. Se il reddito totale (pensione + lavoro) supera le soglie previste, potresti non avere diritto all’integrazione, o riceverla solo parzialmente. Meglio fare una verifica con il patronato prima di assumere qualsiasi decisione.

    ❓ Devo fare domanda specifica per ricevere il trattamento minimo?

    In genere no: l’INPS applica l’integrazione automaticamente al momento della liquidazione della pensione, se ne ricorrono i presupposti. Tuttavia, se la tua situazione reddituale cambia nel tempo, o se ritieni di avere diritto a un importo maggiore, puoi segnalarlo all’INPS tramite il portale online o con l’aiuto di un patronato.


    Cosa fare adesso

    Se sei già in pensione e non sai se stai ricevendo l’integrazione al minimo, il primo passo è semplice: controlla il tuo cedolino pensione sul portale INPS con SPID. Trovi la voce “trattamento minimo” o “integrazione al minimo” se viene applicata.

    Se stai per andare in pensione e hai dubbi sul tuo futuro assegno, non aspettare: rivolgiti a un patronato o a un CAF. La consulenza è gratuita e può aiutarti a capire esattamente a quanto hai diritto e come ottenerlo.

    Vuoi restare aggiornato su pensioni, bonus e scadenze previdenziali? Continua a seguire bonusepensioneoggi.it: ogni settimana trovi le notizie più utili, spiegate in modo chiaro.


    Disclaimer: Le informazioni pubblicate hanno scopo esclusivamente divulgativo. Per decisioni previdenziali o finanziarie personali, si consiglia di rivolgersi a un CAF, patronato o consulente abilitato.

    Fonte: Elaborazione interna su dati INPS – Istituto Nazionale della Previdenza Sociale | Ultimo aggiornamento: febbraio 2026