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Trattamento integrativo colf e badanti 2026 col 730

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Il trattamento integrativo colf e badanti col 730 è un credito fino a 1.200 euro l’anno (ex bonus Renzi). Colf e badanti non lo ricevono in busta paga, perché la famiglia datrice non è sostituto d’imposta. Lo recuperano per intero presentando il modello 730/2026 o Redditi PF.

Se in casa hai una badante o una colf, o se sei tu stesso un assistente familiare, questo articolo ti riguarda da vicino. C’è una somma che a questi lavoratori spetta di diritto, ma che spesso resta nel cassetto.

Si chiama trattamento integrativo dei redditi, quello che molti chiamano ancora “bonus Renzi” da 100 euro al mese. Il trattamento integrativo per colf e badanti col 730 è l’unico modo per incassarlo.

Il motivo è semplice. Chi lavora in fabbrica o in ufficio se lo trova già accreditato nello stipendio, mese per mese. Chi lavora per una famiglia no: la famiglia che assume non è un’azienda e non fa da “sostituto d’imposta”.

Risultato? Quei fino a 1.200 euro non arrivano automaticamente. Vanno chiesti una volta all’anno, con la dichiarazione dei redditi. Vediamo come, senza giri di parole.

In sintesi

  • Cos’è: il trattamento integrativo, fino a 1.200 euro l’anno (100 euro al mese), erede del bonus Renzi da 80 e poi 100 euro.
  • A chi spetta tra colf e badanti: a chi ha un reddito entro i limiti di legge e un’imposta “capiente”.
  • Perché non arriva in busta paga: la famiglia datrice non è sostituto d’imposta e non può erogarlo.
  • Come si recupera: con il modello 730/2026 (o Redditi PF), nel quadro dedicato al lavoro dipendente.
  • Chi può aiutare: un CAF o un patronato compila la dichiarazione e calcola l’importo esatto spettante.

Cos’è il trattamento integrativo (l’ex bonus Renzi)

Il trattamento integrativo è una somma che lo Stato riconosce ai lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi. Nasce nel 2014 come “bonus Renzi” da 80 euro al mese.

È poi salito a 100 euro e oggi vale fino a 1.200 euro l’anno. Non è una detrazione classica e non è un assegno che si “richiede” a uno sportello.

È un credito fiscale: in pratica lo Stato ti restituisce una somma legata al lavoro dipendente svolto. Per la maggior parte dei lavoratori è invisibile, perché il datore lo somma direttamente allo stipendio netto.

Colf, badanti, baby sitter e in generale i collaboratori domestici sono l’eccezione. Il loro datore di lavoro è una persona o una famiglia, non un’impresa.

Questo datore non trattiene né versa le imposte al posto del lavoratore. Per questo il trattamento integrativo, pur spettando, non compare mai nel pagamento mensile. L’unico modo per averlo è la dichiarazione dei redditi.

Chi ha diritto al trattamento integrativo tra colf e badanti

Non basta avere un contratto domestico. Servono due condizioni, entrambe necessarie.

  • 1. Il reddito deve rientrare nei limiti. Il trattamento integrativo pieno spetta a chi ha un reddito complessivo entro la prima soglia di legge (storicamente 15.000 euro). Tra questa soglia e quella superiore (intorno ai 28.000 euro) il credito può ancora spettare, ma solo in misura ridotta e a determinate condizioni legate alle detrazioni. Sopra il tetto massimo, non spetta più nulla.
  • 2. L’imposta deve essere “capiente”. È il punto che manda fuori strada tante badanti. Il credito spetta solo se l’IRPEF dovuta è abbastanza alta da “assorbire” le detrazioni da lavoro dipendente. Chi guadagna pochissimo e ha un’imposta quasi azzerata rischia di non avere capienza, e quindi di non incassare il bonus. È una verifica tecnica che il CAF fa in automatico quando elabora il 730.

Conta anche il numero di giorni di lavoro dipendente nell’anno. L’importo si rapporta ai giorni effettivi del rapporto di lavoro.

Chi ha lavorato pochi mesi avrà quindi un importo proporzionalmente più basso.

Quanto spetta e per quale anno

L’importo massimo è di 1.200 euro per l’intero anno, cioè 100 euro per dodici mensilità. La cifra effettiva dipende da quanti giorni si è lavorato e dal livello di reddito.

Attenzione all’anno di riferimento. Con il modello 730/2026 si dichiarano i redditi del 2025.

Quindi il trattamento integrativo che recuperi adesso è quello maturato nell’anno 2025. È un meccanismo “a consuntivo”: prima si chiude l’anno di lavoro, poi l’anno dopo si fa i conti in dichiarazione.

La somma spettante non viene tassata e si traduce in un rimborso: arriva come credito a favore nella dichiarazione. Se il lavoratore non ha altre imposte da pagare, l’importo viene rimborsato direttamente.

Trattamento integrativo colf e badanti: come recuperarlo nel 730/2026

Il recupero avviene tutto in dichiarazione dei redditi. Ecco i passaggi concreti.

  1. Raccogli i documenti. Servono la Certificazione Unica (CU) se è stata rilasciata, le buste paga o i prospetti del rapporto domestico e il codice fiscale del lavoratore.
  2. Rivolgiti a un CAF o a un patronato. Per i contratti domestici la compilazione è più delicata: un operatore esperto evita errori sulla capienza e sui giorni.
  3. Indica il reddito da lavoro domestico nel quadro C del modello 730, la sezione dedicata ai redditi di lavoro dipendente e assimilati.
  4. Compila la parte sul trattamento integrativo (sempre nel quadro C, nelle righe dedicate al trattamento non erogato dal datore). È qui che il credito viene “acceso”.
  5. Verifica il calcolo e invia. Il software del CAF determina l’importo spettante e lo riporta come credito a rimborso.

Se preferisci fare da solo, il 730 precompilato sul sito dell’Agenzia delle Entrate è il punto di partenza. Ma per un rapporto domestico conviene comunque farsi assistere.

Il dato del trattamento integrativo spesso non è precompilato e va inserito a mano.

Domande frequenti

Come posso ottenere il trattamento integrativo se sono una badante?

Non lo ricevi in busta paga, perché la famiglia che ti assume non è sostituto d’imposta. Lo ottieni col modello 730 o Redditi PF, dove il credito viene calcolato e ti viene rimborsato. Conviene farsi aiutare da un CAF.

Dove si inserisce il trattamento integrativo nel 730?

Va indicato nel quadro C del modello 730, la sezione dei redditi di lavoro dipendente, nelle righe dedicate al trattamento integrativo non erogato dal datore. Lì il credito viene riconosciuto e trasformato in rimborso.

Posso anche detrarre i contributi versati per la colf?

Sì, ma è una cosa diversa e riguarda il datore di lavoro. La famiglia che assume può dedurre i contributi previdenziali versati per colf e badanti entro il limite di legge. Il trattamento integrativo, invece, spetta al lavoratore.

Salva questo articolo o condividilo con chi ha una badante o una colf in famiglia: sono fino a 1.200 euro che troppo spesso restano non richiesti.

Le informazioni pubblicate hanno scopo esclusivamente divulgativo. Per decisioni previdenziali o finanziarie personali, si consiglia di rivolgersi a un CAF, patronato o consulente abilitato.

Fonte ufficiale: Agenzia delle Entrate — trattamento integrativo e dichiarazione dei redditi

Le informazioni pubblicate hanno scopo esclusivamente divulgativo. Per decisioni previdenziali o finanziarie personali, si consiglia di rivolgersi a un CAF, patronato o consulente abilitato.