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Pensione all’estero: tasse 2026, dove si paga meno

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Trasferire la residenza all’estero può ridurre le tasse sulla pensione italiana, ma solo per alcune categorie. Le pensioni del settore privato possono essere tassate nel Paese di residenza; quelle pubbliche restano quasi sempre tassate in Italia. Tutto dipende dalle convenzioni contro le doppie imposizioni.

Ogni anno migliaia di pensionati italiani valutano l’idea di spostarsi in un Paese con una tassazione più leggera. La molla è semplice: vivere con lo stesso assegno, ma pagando meno tasse.

Alcuni Stati europei offrono regimi fiscali agevolati che fanno gola. Ma prima di fare le valigie, serve capire il tema pensione all’estero e tasse 2026: cosa cambia davvero per un residente italiano e quali regole scrive nero su bianco il nostro Fisco.

In sintesi

  • Non tutte le pensioni si tassano allo stesso modo: conta se sono pubbliche o private.
  • La pensione del settore privato di solito viene tassata nel Paese di residenza estera, in base alle convenzioni.
  • La pensione pubblica (statali, dipendenti enti pubblici) resta quasi sempre tassata in Italia.
  • Chi si trasferisce deve iscriversi all’AIRE e continua a rispondere all’INPS con la verifica RedEst.
  • I regimi esteri agevolati (come la flat tax greca al 7%) sono normativa straniera, non italiana.

Pensione all’estero e tasse 2026: come vengono tassate

Il punto di partenza è uno solo: trasferirsi non cancella automaticamente le tasse italiane. Quando un pensionato sposta la residenza in un altro Paese e si iscrive all’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero), il trattamento fiscale della pensione dipende dalla convenzione contro le doppie imposizioni firmata tra l’Italia e quello Stato.

La regola generale distingue due casi:

  • Pensioni private (lavoratori del settore privato): in molte convenzioni vengono tassate solo nel Paese di residenza. Se quel Paese ha aliquote più basse, il vantaggio è reale.
  • Pensioni pubbliche (statali, dipendenti di enti pubblici): restano tassate in Italia, salvo che la persona abbia anche la cittadinanza del nuovo Stato di residenza.

Come spiega l’Agenzia delle Entrate, per applicare la tassazione del solo Paese estero serve una richiesta all’INPS. Va allegata la certificazione di residenza fiscale rilasciata dall’autorità straniera.

Senza quella documentazione, l’INPS continua a trattenere l’IRPEF italiana.

Chi ci guadagna davvero e chi no

Il risparmio non è uguale per tutti. Facciamo chiarezza sui casi tipici.

Ci guadagna chi ha una pensione da lavoro nel settore privato e si trasferisce in un Paese con una convenzione favorevole. Se questa assegna la tassazione al solo Stato di residenza, l’assegno arriva senza trattenute italiane e viene tassato secondo le regole locali.

Non ci guadagna (o quasi) chi percepisce una pensione pubblica. Un ex dipendente statale che va a vivere all’estero continua, nella maggior parte dei casi, a pagare l’IRPEF in Italia esattamente come prima.

Il trasferimento cambia il luogo di vita, non il carico fiscale. Attenzione anche ai redditi misti: chi ha più pensioni (una pubblica e una privata) può ritrovarsi con una parte tassata in Italia e una all’estero. La situazione va valutata caso per caso.

Il confronto con i regimi esteri agevolati

Si sente spesso parlare di Paesi che attirano i pensionati stranieri con tasse ridotte. La Grecia, per esempio, applica una flat tax del 7% per 15 anni su pensioni, redditi e dividendi di fonte estera per chi vi trasferisce la residenza.

Anche Portogallo e Cipro hanno avuto o hanno regimi simili. Va detto con chiarezza: questi sono regimi fiscali stranieri, decisi da quei Governi, non dall’Italia. Li citiamo solo come termine di paragone.

Il loro funzionamento, i requisiti e la durata cambiano nel tempo e seguono leggi locali. Per un italiano, la convenienza dipende sempre dal combinato tra la convenzione Italia-quello Stato e le regole fiscali di quel Paese.

Un conto è la teoria del “7%”, un altro è quanto resta in tasca dopo aver verificato quale parte della pensione è davvero esente in Italia.

Gli obblighi che restano verso l’Italia

Trasferirsi all’estero comporta doveri precisi che non spariscono:

  • Iscrizione all’AIRE: obbligatoria per chi risiede stabilmente all’estero da più di 12 mesi.
  • Verifica RedEst: ogni anno l’INPS, tramite la banca incaricata (attualmente Citibank), invia i moduli per accertare l’esistenza in vita. Chi non risponde rischia la sospensione dell’assegno.
  • Comunicazione dei redditi: in alcuni casi vanno dichiarati i redditi per il ricalcolo delle prestazioni collegate al reddito.

Le informazioni ufficiali su pagamento e obblighi della pensione all’estero sono sul portale INPS, nella sezione dedicata ai pensionati residenti fuori dall’Italia.

Domande frequenti

Come vengono tassate le pensioni nel 2026?

Per i residenti in Italia la pensione è tassata con l’IRPEF a scaglioni, come un normale reddito da lavoro. Per i residenti all’estero, invece, la tassazione dipende dalla convenzione contro le doppie imposizioni: la pensione può restare tassata in Italia oppure solo nel Paese…

Quanto viene tassata la pensione all’estero?

Dipende dal Paese. Se la convenzione assegna la tassazione al solo Stato di residenza, si pagano le imposte locali, che in alcuni Paesi UE sono più basse di quelle italiane. Le pensioni pubbliche restano quasi sempre tassate in Italia, a prescindere dalla residenza.

Devo comunque fare qualcosa all’INPS se mi trasferisco?

Sì. Occorre iscriversi all’AIRE, comunicare all’INPS il nuovo Paese di residenza e rispondere ogni anno alla verifica RedEst sull’esistenza in vita. Per applicare la tassazione estera bisogna presentare all’INPS la certificazione di residenza fiscale rilasciata dall’autorità…

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Le informazioni pubblicate hanno scopo esclusivamente divulgativo. Per decisioni previdenziali o finanziarie personali, si consiglia di rivolgersi a un CAF, patronato o consulente abilitato.

Fonti ufficiali: Agenzia delle Entrate – tassazione dei redditi dei residenti all’estero · INPS – pensione ai residenti all’estero

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