Per andare in pensione nel 2026 hai 6 strade possibili: vecchiaia (67 anni + 20 contributi), anticipata ordinaria (42 anni 10 mesi uomini, 41 e 10 donne), Quota 103 (62 anni + 41 contributi), Quota 41 precoci, Opzione donna, APE Sociale. Inserisci i tuoi dati: il simulatore ti dice quali sono accessibili oggi e quanto manca per le altre.
Il simulatore confronta i tuoi requisiti anagrafici e contributivi con tutte le forme di pensionamento attive nel 2026. Per ognuna mostra se sei già accessibile o quanto tempo manca, distinguendo tra anni di età e anni di contributi.
Quando posso andare in pensione?
Stima orientativa: il risultato è una proiezione basata sui dati ufficiali INPS/MEF/Agenzia Entrate aggiornati al 2026. Per il calcolo definitivo fa fede esclusivamente l'INPS o un consulente abilitato (CAF, patronato).
Le 6 vie per andare in pensione nel 2026
1. Pensione di vecchiaia ordinaria
Richiede 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi. È la via “standard”, aperta a tutti i lavoratori. Il requisito anagrafico è cristallizzato fino al 2026: dal 2027 potrebbe essere ricalibrato sulla speranza di vita ISTAT.
2. Pensione anticipata ordinaria
Indipendente dall’età, richiede 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne, più una “finestra” di attesa di 3 mesi.
3. Quota 103
Riservata a chi ha 62 anni e almeno 41 anni di contributi. Il calcolo è interamente contributivo (può tagliare l’assegno del 10-25% rispetto al sistema misto). Tetto a 4 volte il trattamento minimo (~2.940€/mese). Valida fino al 31/12/2026.
4. Quota 41 lavoratori precoci
41 anni di contributi a qualunque età, ma solo per chi ha almeno 1 anno di contributi prima dei 19 anni di età E rientra in una categoria tutelata: disoccupati, caregiver, invalidi 74%, lavoratori gravosi.
5. Opzione Donna
Per le donne con 35 anni di contributi e 61 anni di età (60 con 1 figlio, 59 con 2 o più). Solo per caregiver, invalide al 74%, dipendenti di aziende in crisi. Calcolo contributivo.
6. APE Sociale
Indennità ponte di max 1.500€/mese fino alla vecchiaia. Richiede 63 anni e 5 mesi + 30 anni di contributi (36 per lavori gravosi) + appartenenza a categoria tutelata.
Maturare il requisito non significa ricevere subito l’assegno
È l’equivoco più comune, e costa mesi di attesa non messi in conto. Fra il momento in cui maturi il diritto e il primo accredito passa la cosiddetta finestra mobile: un periodo di attesa fissato dalla legge, diverso a seconda della via di uscita e della gestione previdenziale.
Il simulatore ti dice quando maturi il requisito. Per sapere quando arriva il primo pagamento devi aggiungere la finestra prevista per la tua situazione, e considerare che la domanda va presentata: la pensione non parte mai in automatico. Chi smette di lavorare il giorno stesso in cui matura il diritto resta scoperto per tutto il periodo intermedio.
Il requisito contributivo: cosa conta davvero
Gli “anni di contributi” del simulatore sono anni di contribuzione accreditata, che non coincidono necessariamente con gli anni in cui hai lavorato.
- Contributi obbligatori: quelli versati da te o dal datore di lavoro durante l’attività.
- Contributi figurativi: accreditati senza versamento reale per periodi tutelati, come maternità, servizio militare, cassa integrazione, alcune forme di disoccupazione indennizzata.
- Contributi da riscatto: laurea, periodi scoperti, lavoro all’estero non convenzionato. Si pagano, e incidono sia sull’anzianità sia sul montante.
- Contributi da ricongiunzione o totalizzazione: servono a unire posizioni aperte in gestioni diverse, con regole e costi differenti fra i due istituti.
Il punto pratico: prima di fare progetti sulla data di uscita, controlla l’estratto conto contributivo sul portale INPS. Periodi mancanti, aziende che non hanno versato, anni all’estero mai ricongiunti sono più frequenti di quanto si creda, e più tempo passa più diventa complicato recuperarli.
Quale via conviene, se ne hai più di una
Quando il simulatore ti mostra due o più strade accessibili, la scelta non è solo “quella che arriva prima”. Vale la pena pesare tre cose.
- Il metodo di calcolo. Alcune vie anticipate impongono il calcolo interamente contributivo, che per chi ha carriere lunghe e retribuzioni alte negli ultimi anni riduce l’assegno rispetto al sistema misto. Uscire prima può costare parecchio al mese, per tutta la vita.
- I tetti di importo. Alcune forme prevedono un limite massimo finché non maturi i requisiti della vecchiaia.
- La durata. Un’indennità ponte non è una pensione: accompagna fino alla vecchiaia e poi si trasforma. Le due cose non vanno confuse quando si fanno i conti.
Per stimare quanto cambia l’assegno a seconda dell’età di uscita, usa il simulatore della pensione futura. Il quadro completo delle regole di uscita anticipata è nella guida su pensione anticipata e Quota 103, mentre chi teme un assegno basso trova le integrazioni disponibili nella pagina su pensione minima e assegno sociale.
Cosa questo simulatore non considera
- Le finestre mobili: calcola la maturazione del requisito, non la data del primo accredito.
- I lavori usuranti e gravosi, che seguono requisiti propri più favorevoli.
- Le gestioni speciali: forze armate, comparto scuola, alcune casse professionali hanno regole autonome.
- L’appartenenza a categoria tutelata, che per Quota 41 precoci, Opzione Donna e APE Sociale è condizione necessaria: il simulatore verifica età e contributi, non i requisiti soggettivi.
- Le proroghe di legge: alcune misure sono a termine e vengono confermate o meno con la legge di bilancio.
Domande frequenti
Posso accedere a più forme contemporaneamente?
No: si sceglie quella più conveniente. Il simulatore mostra tutte le opzioni accessibili così puoi confrontare requisiti e impatto sull’importo.
Cosa significa “calcolo contributivo”?
Significa che la pensione è calcolata SOLO sui contributi versati × coefficienti di trasformazione, ignorando la retribuzione media degli ultimi anni. Per chi ha carriere lunghe e stipendi alti negli ultimi anni, è penalizzante (taglio del 10-25%).
I requisiti cambiano nel 2027?
Quota 103 e Opzione Donna scadono il 31/12/2026 salvo proroghe in legge di bilancio. Vecchiaia e anticipata hanno requisiti cristallizzati fino al 2026, poi adeguamento alla speranza di vita ISTAT.
Quando devo presentare la domanda di pensione?
La pensione non parte mai in automatico: serve una domanda all’INPS, presentabile online con SPID, CIE o CNS oppure tramite patronato. Conviene muoversi con alcuni mesi di anticipo rispetto alla data prevista di decorrenza, perché eventuali problemi sull’estratto conto emergono proprio in quella fase.
Se continuo a lavorare dopo aver maturato il requisito, l’assegno aumenta?
Sì, per due motivi che si sommano: continui a versare contributi, quindi il montante cresce, e maturi un coefficiente di trasformazione più favorevole legato all’età maggiore. È il motivo per cui rimandare anche di poco sposta l’importo più di quanto ci si aspetti.
Il simulatore vale anche per chi è autonomo o iscritto a una cassa professionale?
Per gli iscritti alle gestioni INPS il confronto sui requisiti resta valido. Le casse professionali autonome hanno invece regolamenti propri su età, anzianità e calcolo: in quel caso fanno fede le regole della cassa di appartenenza.
Cosa succede se ho contributi in gestioni diverse?
Esistono strumenti per farli valere insieme: cumulo, totalizzazione e ricongiunzione, con condizioni e costi differenti. Non sono equivalenti e la scelta incide sull’importo finale, quindi va valutata con un patronato prima di presentare domanda.
Le informazioni hanno scopo divulgativo. Per decisioni previdenziali rivolgiti a CAF, patronato o consulente abilitato.
