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Integrazione al trattamento minimo 2026: guida

Hai una pensione bassa? Potresti ricevere l’integrazione al trattamento minimo INPS. Scopri requisiti e importi 2026. Leggi la guida completa!

Integrazione al trattamento minimo 2026: guida

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📖 Tempo di lettura: 8 minuti

Hai una pensione bassa e non sai se potresti avere diritto a qualcosa in più? Potresti avere diritto all’integrazione al trattamento minimo, un beneficio INPS che molti pensionati ignorano. In pratica, se la tua pensione è sotto una certa soglia, lo Stato la porta fino a un importo minimo garantito. Ecco tutto quello che devi sapere nel 2026.

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Ultimo aggiornamento: Febbraio 2026

Pensione minima e integrazione al minimo: non sono la stessa cosa

Prima di tutto, facciamo chiarezza su un punto che crea spesso confusione.

La pensione minima (o trattamento minimo) è la soglia sotto la quale l’INPS non eroga una pensione contributiva. Nel 2026, questa soglia è pari a circa 598,61 euro al mese (l’importo esatto dipende dalla rivalutazione applicata a inizio anno).

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L’integrazione al trattamento minimo, invece, è un meccanismo di sostegno: se la tua pensione calcolata in base ai contributi versati risulta inferiore a quella soglia, l’INPS aggiunge la differenza per arrivare al minimo garantito.

Esempio pratico: se la tua pensione “grezza” calcolata sui contributi è di 420 euro, l’INPS ti eroga un’integrazione di circa 178 euro al mese per portarti a 598,61 euro.

Semplice, ma attenzione: non tutti ci hanno diritto automaticamente. Ci sono dei requisiti di reddito da rispettare.

Chi può ottenere l’integrazione al trattamento minimo nel 2026

L’integrazione al minimo spetta ai titolari di pensioni a carico dell’assicurazione generale obbligatoria (AGO) gestita dall’INPS, oppure di fondi sostitutivi ed esclusivi. Non si applica invece alle pensioni calcolate interamente con il sistema contributivo puro (per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1° gennaio 1996).

I requisiti principali sono due:

  • La pensione deve essere inferiore al trattamento minimo. Se già superi la soglia, l’integrazione non si applica.
  • Il reddito complessivo deve rientrare nei limiti stabiliti dalla legge. È qui che molti si complicano la vita. Vediamo come funziona.

I limiti di reddito da rispettare: i tuoi e quelli del coniuge

L’integrazione al minimo è erogata in modo pieno o parziale a seconda del reddito del pensionato. Ma conta anche il reddito del coniuge, se sei sposato.

Reddito personale del pensionato

Se sei single o il tuo reddito è separato da quello del coniuge, i limiti per il 2026 funzionano così:

  • Integrazione piena: se il tuo reddito annuo (esclusa la pensione stessa) è inferiore a una volta e mezza il trattamento minimo annuo. Nel 2026, il limite è indicativamente intorno a 8.978 euro annui.
  • Integrazione parziale: se il tuo reddito supera quella soglia ma non arriva al doppio del trattamento minimo annuo (circa 11.971 euro annui). In questo caso ricevi solo la quota di integrazione che porta il totale (pensione + reddito) fino al doppio del minimo.
  • Nessuna integrazione: se il tuo reddito supera il doppio del trattamento minimo annuo.

Il reddito del coniuge: attenzione a questo punto

Se sei coniugato, conta anche il reddito familiare complessivo. L’integrazione non spetta (o viene ridotta) se la somma del tuo reddito e di quello del coniuge supera quattro volte il trattamento minimo annuo, che nel 2026 corrisponde a circa 23.943 euro annui.

Questo è uno dei punti che sorprende di più i pensionati. Anche se personalmente rientravi nei limiti, il reddito del partner potrebbe escluderti dal beneficio o ridurlo.

Cosa si conta nel reddito?

Rientrano nel calcolo quasi tutti i redditi: lavoro dipendente, lavoro autonomo, redditi da affitti, da capitale. Non si contano invece:

  • Il reddito dell’abitazione principale (casa in cui si vive)
  • I trattamenti di famiglia (assegni familiari)
  • Le pensioni di guerra
  • Le indennità di accompagnamento

Esempi numerici concreti

Vediamo tre situazioni tipiche per capire meglio come funziona nel 2026.

Caso 1 – Maria, 68 anni, single

Maria riceve una pensione di 430 euro al mese. Non ha altri redditi (ha solo l’affitto dell’abitazione principale, che non conta). Il suo reddito imponibile extra-pensione è pari a zero. Rientra abbondantemente nei limiti: riceve l’integrazione piena di circa 168 euro al mese, arrivando al trattamento minimo.

Caso 2 – Carlo, 71 anni, coniugato

Carlo ha una pensione di 500 euro al mese. Sua moglie lavora part-time e guadagna 18.000 euro annui. Il reddito familiare combinato supera i 23.943 euro annui (soglia del 2026). Carlo non ha diritto all’integrazione, anche se la sua pensione è sotto il minimo.

Caso 3 – Rosa, 66 anni, coniugata

Rosa ha una pensione di 480 euro al mese. Il marito è anch’egli pensionato e prende 900 euro al mese. Il reddito familiare totale annuo è circa 16.800 euro, sotto la soglia dei 23.943 euro. Rosa ha diritto all’integrazione parziale, calcolata in modo che il suo reddito personale non superi il doppio del minimo annuo.

Come verificare se potresti avere diritto all’integrazione al minimo

Hai due strade principali:

  1. Controlla il tuo cedolino pensione INPS. Sul cedolino mensile, se stai già ricevendo l’integrazione, compare una voce specifica. Se non la vedi e pensi di averne diritto, è il momento di agire.
  2. Accedi al portale INPS. Sul sito www.inps.it puoi consultare la tua posizione previdenziale con SPID, CIE o CNS. Trovi anche il fascicolo previdenziale con tutti i dettagli sulla tua pensione.

Se non sei pratico di tecnologia, puoi rivolgerti a un patronato o a un CAF gratuitamente. Loro verificano la tua situazione, calcolano se potresti avere diritto all’integrazione e, se necessario, presentano la domanda per conto tuo.

Come fare domanda: è automatica o bisogna chiederla?

In molti casi l’integrazione viene riconosciuta automaticamente dall’INPS al momento della liquidazione della pensione, sulla base dei dati reddituali in possesso dell’istituto.

Tuttavia, in alcuni casi può essere necessaria una domanda esplicita, soprattutto se:

  • La tua situazione reddituale è cambiata dopo la liquidazione della pensione
  • Non hai dichiarato correttamente i redditi negli anni precedenti
  • Sei in una situazione di reddito borderline che richiede una verifica manuale

In questi casi, la domanda si presenta tramite il sito INPS oppure tramite patronato. Ogni anno, entro il 28 febbraio, l’INPS chiede ai pensionati di dichiarare i redditi dell’anno precedente (modello RED) per verificare se il diritto all’integrazione è ancora valido o va aggiornato.

L’integrazione al minimo si perde? Può essere revocata?

Sì, l’integrazione non è eterna e può essere ridotta o revocata se la tua situazione reddituale cambia. L’INPS effettua controlli periodici incrociando i dati con l’Agenzia delle Entrate.

Se il tuo reddito supera i limiti in un determinato anno, l’integrazione viene sospesa o ridotta per quell’anno. Se invece i redditi scendono di nuovo sotto soglia, puoi tornare a riceverla.

È importante tenere aggiornata la propria dichiarazione dei redditi e rispondere puntualmente alle comunicazioni INPS (in particolare il modello RED).

Integrazione al minimo e pensione di reversibilità

Un caso particolare riguarda chi percepisce la pensione di reversibilità (ovvero la pensione che spetta al coniuge superstite). In questo caso, l’integrazione al minimo può essere riconosciuta ma il calcolo dei limiti di reddito segue regole specifiche legate alla quota di reversibilità spettante (di solito il 60% della pensione del defunto coniuge).

Se ti trovi in questa situazione, è ancora più importante rivolgersi a un patronato per una verifica personalizzata.


Domande frequenti sull’integrazione al trattamento minimo 2026

Se ricevo già la pensione minima, ho ancora diritto all’integrazione?

No. L’integrazione al trattamento minimo serve proprio a portarti fino alla soglia del trattamento minimo. Se la tua pensione è già pari o superiore a quella soglia (circa 598,61 euro mensili nel 2026), non hai diritto ad alcuna integrazione aggiuntiva. L’integrazione non si cumula con il trattamento minimo: è il meccanismo con cui ci si arriva.

Posso perdere l’integrazione al minimo se mi sposo?

Sì, è possibile. Il matrimonio introduce il reddito del coniuge nel calcolo. Se il reddito familiare complessivo supera quattro volte il trattamento minimo annuo (circa 23.943 euro nel 2026), l’integrazione viene revocata. È uno degli aspetti meno noti ma molto importanti da considerare prima di prendere decisioni di vita che impattano sulla situazione familiare.

L’integrazione al minimo vale anche per le pensioni di invalidità?

Dipende dal tipo di pensione. Alcune prestazioni di invalidità civile o assegni sociali hanno regole proprie e non rientrano nell’integrazione al trattamento minimo classica. Per le pensioni di inabilità dell’assicurazione generale obbligatoria, invece, l’integrazione può applicarsi. Il consiglio è sempre quello di verificare la propria posizione specifica con un patronato o direttamente con l’INPS.


Cosa fare adesso

Se pensi di avere diritto all’integrazione al trattamento minimo, o semplicemente vuoi verificare la tua situazione, ecco i passi pratici da seguire:

  • Controlla il tuo cedolino pensione sul sito INPS.it con SPID o CIE
  • Vai al patronato più vicino a casa tua (INCA-CGIL, INAS-CISL, ITAL-UIL e molti altri): il servizio è gratuito
  • Tieni pronti i documenti sui tuoi redditi e, se sei coniugato, anche quelli del coniuge
  • Rispondi sempre e puntualmente alle comunicazioni INPS, in particolare al modello RED

Un piccolo controllo oggi può fare la differenza di centinaia di euro ogni anno.


Disclaimer: Le informazioni pubblicate hanno scopo esclusivamente divulgativo. Per decisioni previdenziali o finanziarie personali, si consiglia di rivolgersi a un CAF, patronato o consulente abilitato.

Fonte: Redazione interna bonusepensioneoggi.it – Elaborazione su dati e normativa INPS – Integrazione al trattamento minimo. Aggiornato al 28 febbraio 2026.

Articolo verificato dalla redazione di bonusepensioneoggi.it

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