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Integrazione Trattamento Minimo INPS 2026: Requisiti e Come Richiederla

Scopri tutto sull integrazione al trattamento minimo INPS 2026: chi ha diritto alla pensione minima, quali sono i requisiti reddituali, gli importi aggiornati e come presentare la domanda. Guida completa con esempi pratici.

integrazione trattamento minimo INPS 2026

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📖 Tempo di lettura: 7 minuti

Hai una pensione bassa e non sai se potresti avere diritto a ricevere qualcosa in più? Potresti avere diritto all’integrazione al trattamento minimo INPS. È un meccanismo che esiste da decenni, ma molti pensionati non lo conoscono. In questa guida ti spieghiamo tutto: cos’è, chi può ottenerla, quanto vale nel 2026 e quando viene ridotta o azzerata.

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Ultimo aggiornamento: Febbraio 2026

Cos’è l’integrazione al trattamento minimo INPS

L’integrazione al trattamento minimo INPS è un aumento automatico della pensione. Viene riconosciuto a chi percepisce un assegno inferiore a una soglia minima stabilita per legge. In pratica, se la tua pensione calcolata sui contributi è troppo bassa, lo Stato integra la differenza fino al minimo garantito.

È importante distinguere due concetti diversi:

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  • Trattamento minimo (o pensione minima): la soglia sotto cui l’INPS non lascia scendere l’assegno, a determinate condizioni di reddito.
  • Integrazione al trattamento minimo: la somma aggiuntiva che l’INPS aggiunge per portare la pensione fino a quella soglia.

Non si tratta di una prestazione separata da richiedere. L’INPS la riconosce in automatico al momento della liquidazione della pensione, verificando i requisiti reddituali del pensionato.

Quanto vale il trattamento minimo INPS nel 2026

Ogni anno il trattamento minimo viene rivalutato in base all’inflazione. Per il 2026, la soglia è pari a circa 600 euro mensili (per tredici mensilità). Il valore esatto è aggiornato con decreto ministeriale sulla base degli indici ISTAT.

Esempio pratico: se la tua pensione è di 480 euro al mese, l’INPS ti riconosce un’integrazione di circa 120 euro mensili. Il tuo assegno totale sale così al livello del trattamento minimo. Non si tratta di un favore: è un diritto garantito dalla legge.

Chi ha diritto all’integrazione al trattamento minimo nel 2026

Non basta avere una pensione bassa. Per ottenere l’integrazione devi rispettare precisi requisiti reddituali, sia come singolo sia come coppia (se sei coniugato).

Requisiti per il pensionato singolo

Se sei non coniugato (celibe, nubile, separato, divorziato, vedovo), potresti avere diritto all’integrazione piena se il tuo reddito personale annuo non supera il doppio del trattamento minimo annuo. Nel 2026, questo limite è di circa 15.600 euro annui (cifra indicativa, da verificare sul sito INPS).

Se il reddito supera questa soglia ma non il triplo del trattamento minimo (circa 23.400 euro), potresti avere diritto a un’integrazione parziale. Oltre il triplo, non spetta alcuna integrazione.

Requisiti per il pensionato coniugato

Se sei coniugato o in unione civile, l’INPS considera anche il reddito del coniuge. L’integrazione piena spetta se il reddito cumulato della coppia non supera quattro volte il trattamento minimo annuo (circa 31.200 euro nel 2026).

L’integrazione parziale scatta se il reddito cumulato è compreso tra quattro e sei volte il trattamento minimo (tra circa 31.200 e 46.800 euro annui). Oltre questa soglia, l’integrazione viene azzerata.

Esempio pratico per il pensionato coniugato

Mario ha una pensione di 490 euro al mese. Sua moglie guadagna 18.000 euro annui. Il reddito cumulato è circa 24.570 euro (490 × 13 + 18.000). Siamo sotto i 31.200 euro: Mario ha diritto all’integrazione piena.

Se la moglie guadagnasse 28.000 euro, il reddito cumulato salirebbe a circa 34.370 euro. Mario avrebbe diritto solo a un’integrazione parziale.

Quali redditi vengono considerati per l’integrazione al trattamento minimo INPS

Non tutti i redditi entrano nel calcolo. L’INPS considera:

  • Redditi da lavoro dipendente e autonomo
  • Redditi da pensione (compresa quella oggetto dell’integrazione)
  • Redditi da fabbricati (per la parte eccedente la rendita catastale esente)
  • Redditi da capitale e da terreni

Sono invece esclusi dal computo:

  • Il reddito della casa di abitazione (entro certi limiti)
  • Le indennità di accompagnamento
  • I trattamenti di famiglia (assegni familiari)
  • Le pensioni di guerra
  • Alcuni trattamenti assistenziali

Quando l’integrazione viene ridotta o azzerata

L’integrazione non è sempre piena. Può essere ridotta o azzerata in base al reddito. Ecco il riepilogo:

  • Integrazione piena: reddito personale entro il doppio del trattamento minimo (pensionato solo) oppure reddito coniugale entro quattro volte il trattamento minimo.
  • Integrazione parziale: reddito personale tra il doppio e il triplo del trattamento minimo (pensionato solo) oppure reddito coniugale tra quattro e sei volte il trattamento minimo.
  • Nessuna integrazione: reddito personale oltre il triplo del trattamento minimo (pensionato solo) oppure reddito coniugale oltre sei volte il trattamento minimo.

Attenzione: l’INPS ricalcola ogni anno la tua situazione reddituale. Se le tue entrate cambiano, cambia anche l’integrazione. È fondamentale dichiarare correttamente tutti i redditi attraverso il modello RED o la dichiarazione 730/Unico.

Come viene riconosciuta l’integrazione: serve fare domanda?

In linea generale, l’integrazione al trattamento minimo INPS viene riconosciuta d’ufficio al momento della liquidazione della pensione. Non devi presentare una domanda separata.

Tuttavia, potresti non averla ricevuta pur avendone diritto. Questo accade se la tua situazione reddituale è cambiata o se l’INPS non aveva informazioni aggiornate. In questi casi:

  • Verifica il cedolino della pensione sul sito INPS (sezione “La mia pensione”)
  • Rivolgiti a un patronato o CAF per un controllo della tua situazione
  • Presenta un’istanza di riesame se ritieni di avere diritto a quanto non ricevuto

Puoi accedere ai servizi direttamente sul portale ufficiale: www.inps.it.

Differenza tra integrazione al minimo e altre misure simili

È facile fare confusione tra misure con nomi simili. Ecco un confronto rapido:

  • Integrazione al trattamento minimo INPS: aumenta la pensione contributiva fino alla soglia minima, se il reddito lo permette. È quella descritta in questo articolo.
  • Assegno sociale: prestazione assistenziale per chi ha compiuto 67 anni e non ha contributi sufficienti. Non è una pensione vera e propria.
  • Assegno di inclusione: misura di sostegno al reddito per famiglie in difficoltà. È distinta dalla pensione INPS.
  • Quattordicesima mensilità: bonus aggiuntivo per pensionati con redditi bassi, erogato a luglio. È diverso dall’integrazione al minimo.

Domande frequenti sull’integrazione al trattamento minimo INPS 2026

Posso perdere l’integrazione al minimo se inizio a lavorare?

Sì. Se inizi a lavorare o aumenti il tuo reddito, l’INPS ricalcola la tua situazione. Se il nuovo reddito supera i limiti previsti, l’integrazione viene ridotta o azzerata. L’INPS effettua questo controllo ogni anno tramite le dichiarazioni dei redditi. Comunica tempestivamente le variazioni reddituali per evitare conguagli negativi.

L’integrazione al minimo si applica anche alle pensioni anticipate?

No, non per tutte le tipologie. L’integrazione al trattamento minimo è generalmente esclusa per le pensioni anticipate liquidate interamente con il metodo contributivo (contribuenti dal 1996 in poi). Si applica invece alle pensioni con almeno una quota retributiva o mista. Per verificare la tua situazione specifica, rivolgiti a un patronato o all’INPS.

Come faccio a sapere se sto già ricevendo l’integrazione al minimo?

Controlla il tuo cedolino della pensione sul portale INPS (accessibile con SPID, CIE o CNS). Nell’estratto conto trovi la composizione del tuo assegno. In alternativa, rivolgiti a un CAF o patronato: in pochi minuti analizzano il cedolino e ti dicono se stai ricevendo l’integrazione e se potresti avere diritto a importi arretrati.


Cosa fare adesso

Se hai una pensione bassa e non hai mai verificato la tua situazione, fallo subito. Potresti scoprire di avere diritto a un’integrazione che non stai ricevendo.

Segui questi tre passi:

  1. Accedi al portale INPS con il tuo SPID e controlla il cedolino della pensione.
  2. Se hai dubbi, prenota un appuntamento gratuito presso un patronato (INCA, ACLI, ITAL, ecc.) o un CAF di fiducia.
  3. Tieni sempre aggiornata la tua dichiarazione dei redditi: è la base su cui l’INPS calcola ogni anno il tuo diritto all’integrazione.

Restare informati è il primo passo per non perdere i propri diritti previdenziali.


Le informazioni pubblicate hanno scopo esclusivamente divulgativo. Per decisioni previdenziali o finanziarie personali, si consiglia di rivolgersi a un CAF, patronato o consulente abilitato.

Fonte: INPS – Istituto Nazionale della Previdenza Sociale | Redazione interna bonusepensioneoggi.it – Aggiornato al 28 febbraio 2026.

Articolo verificato dalla redazione di bonusepensioneoggi.it

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