Pensioni donne divario genere 2026: il gap è ancora del 36%. Le pensionate italiane percepiscono in media centinaia di euro in meno al mese rispetto agli uomini. Lo certifica l’ultimo Osservatorio INPS, aggiornato a marzo 2026. Un divario che pesa soprattutto sulle over 65 che vivono sole. Ma qualcosa si può fare, anche a pochi anni dalla pensione.
- Il divario pensionistico di genere in Italia è del 36% secondo l’Osservatorio INPS di marzo 2026
- L’importo medio delle pensionate è di circa 1.153 euro al mese, contro i 1.801 euro degli uomini
- Le cause principali: carriere discontinue, part-time involontario e lavoro di cura non retribuito
- Strumenti per ridurre il gap: riscatto contributi, contributi volontari e previdenza complementare
Pensioni donne e divario di genere: i dati INPS 2026
Il report INPS “Oltre gli incentivi: come intervenire sulle asimmetrie di genere“, pubblicato a marzo 2026, fotografa una situazione allarmante. Le pensionate italiane ricevono assegni significativamente più bassi rispetto ai colleghi uomini.
Il divario non nasce al momento della pensione. Si costruisce lungo tutta la vita lavorativa, anno dopo anno:
- Meno anni di contributi versati
- Retribuzioni più basse
- Periodi di interruzione per maternità e assistenza familiare
Tutto questo si riflette nell’assegno finale.
Secondo i dati dell’Osservatorio INPS sulle pensioni erogate, il gap pensionistico di genere si attesta intorno al 36%. Un dato in linea con le rilevazioni europee. In Italia assume contorni più marcati per le lavoratrici autonome e le donne del Mezzogiorno.
Perché le donne prendono meno pensione: le 4 cause principali
Il divario pensionistico non ha una sola causa. È il risultato di più fattori che si sommano nel corso della carriera.
1. Carriere più corte e discontinue. Le donne accumulano in media meno anni di contributi. Le interruzioni per maternità e assistenza a familiari riducono il montante contributivo finale.
2. Part-time involontario. In Italia, circa il 60% del lavoro part-time femminile è involontario. Meno ore lavorate significano contributi più bassi e pensione più magra.
3. Retribuzioni inferiori. Il gender pay gap si riflette direttamente sui contributi versati. A parità di qualifica, le donne guadagnano ancora meno in molti settori.
4. Minore accesso alla previdenza complementare. Le lavoratrici aderiscono meno ai fondi pensione. Quando lo fanno, versano importi più contenuti. Questo amplia la forbice al momento del ritiro.
Pensioni donne 2026: Opzione Donna e Ape Social
Il sistema previdenziale italiano prevede misure che tengono conto della carriera femminile. Non risolvono il problema alla radice, ma offrono strumenti concreti.
Opzione Donna consente il pensionamento anticipato alle lavoratrici che soddisfano determinati requisiti. Prevede il ricalcolo interamente contributivo. Attenzione: il ricalcolo comporta quasi sempre una riduzione dell’assegno. Va valutata con attenzione insieme a un patronato.
L’Ape Social riconosce le donne caregiver tra le categorie ammesse. L’accesso è possibile a 63 anni e 5 mesi, con almeno 30 anni di contributi. È necessario assistere da almeno 6 mesi un familiare con handicap grave (legge 104, comma 3).
Il report INPS sottolinea che queste misure non bastano a colmare un divario strutturale. Servono interventi su:
- Mercato del lavoro femminile
- Condivisione del carico di cura familiare
- Parità retributiva effettiva
Come ridurre il divario di genere sulle pensioni: 3 strategie concrete
Se sei una donna vicina alla pensione e vuoi colmare il gap, ecco tre strumenti previsti dalla legge italiana.
Riscatto dei periodi contributivi
È possibile riscattare periodi non coperti da contributi. Esempi:
- Anni di laurea: riscatto agevolato a costo fisso (circa 5.776 euro/anno nel 2026)
- Periodi di interruzione lavorativa
- Deducibilità fiscale al 100% dell’importo versato
Per chi ha “buchi contributivi”, il riscatto può fare la differenza tra pensione minima e assegno più dignitoso.
Contributi volontari
Chi ha smesso di lavorare o lavora a orario ridotto può versare contributi volontari all’INPS. Servono a raggiungere i requisiti minimi o migliorare l’importo dell’assegno.
Come funziona:
- Domanda online sul portale INPS
- Requisito: almeno 5 anni di contributi (3 anni nel quinquennio precedente)
- L’autorizzazione viene concessa direttamente dall’INPS
Previdenza complementare
Anche a 50-55 anni non è troppo tardi per aderire a un fondo pensione. I vantaggi principali:
- Versamenti deducibili fino a 5.164,57 euro l’anno
- Fondi negoziali: spesso includono il contributo del datore di lavoro (denaro aggiuntivo gratuito)
- Anche pochi anni di versamenti creano una rendita integrativa utile al pensionamento
Domande frequenti
Quanto prendono in media le donne di pensione rispetto agli uomini?
Secondo l’Osservatorio INPS di marzo 2026, le pensionate percepiscono in media circa il 36% in meno. In termini assoluti, la differenza si aggira intorno ai 650 euro mensili lordi. Il divario è più ampio per le pensioni di vecchiaia. È meno marcato per le pensioni ai superstiti.
Posso riscattare gli anni in cui non ho lavorato per accudire i figli?
Il riscatto diretto dei periodi di cura familiare non è previsto automaticamente. Tuttavia:
- I periodi di maternità obbligatoria sono coperti da contribuzione figurativa
- Per il congedo parentale i contributi figurativi hanno un limite
- Per gli anni completamente scoperti si possono versare contributi volontari
Verifica la tua posizione contributiva sul portale INPS o presso un patronato.
A chi rivolgersi per capire se conviene riscattare contributi o aderire a un fondo pensione?
Il primo passo: richiedere l’estratto conto contributivo sul portale INPS (servizio “La mia pensione futura”). Per una consulenza personalizzata:
- CAF o patronato: consulenza gratuita, simulazione impatto riscatto
- Fondi pensione negoziali: sportelli informativi dedicati per la previdenza complementare
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Fonte: INPS — Oltre gli incentivi: come intervenire sulle asimmetrie di genere (marzo 2026)