PENSIONI

Pensione e successione 2026: quando si paga l’imposta

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Quando un pensionato muore, gli eredi si trovano spesso davanti a un dubbio concreto sulla pensione, imposta di successione ed esenzione 2026: il fondo integrativo e il TFR finiscono tutti nella dichiarazione di successione? La risposta è no, e fa una grande differenza sulle imposte da pagare.

Nel 2026 la pensione INPS non entra mai in successione perché si converte in reversibilità per gli aventi diritto. La previdenza complementare gode di piena esenzione dall’imposta di successione per legge. TFR e TFS rientrano invece nell’asse ereditario con tassazione separata agevolata. La franchigia per coniuge e figli resta a 1 milione di euro con aliquota del 4%.

In sintesi

  • Pensione INPS: non si trasmette agli eredi, si converte in reversibilità secondo regole proprie.
  • Previdenza complementare: esenzione totale dall’imposta di successione (D.Lgs. 252/2005, art. 14).
  • TFR e TFS: entrano nell’asse ereditario ma con tassazione separata agevolata.
  • Franchigia coniuge/figli: 1.000.000 € a testa, oltre si paga il 4%.
  • Tempi: la dichiarazione di successione va presentata entro 12 mesi dal decesso.

Pensione INPS e imposta di successione: perché l’esenzione è totale nel 2026

La pensione erogata dall’INPS è un diritto strettamente personale. Si estingue con la morte del titolare e non si trasferisce per via ereditaria.

Quello che viene riconosciuto ai familiari è la pensione di reversibilità, un trattamento autonomo regolato dalla legge previdenziale. Non si applicano quindi le regole della successione ordinaria.

Il coniuge superstite, i figli minori o studenti, e in alcuni casi i genitori o i fratelli, ricevono un assegno calcolato come percentuale della pensione del defunto. Le aliquote standard sono:

  • 60% al coniuge solo
  • 70% al coniuge con un figlio
  • 80% al coniuge con due figli
  • 100% al coniuge con tre o più figli

Questo importo non viene dichiarato in successione e non concorre a formare l’asse ereditario.

L’unico caso in cui qualcosa transita davvero agli eredi è il rateo maturato e non riscosso: ad esempio l’ultima mensilità di pensione spettante per i giorni vissuti dal pensionato nel mese del decesso. Quella somma rientra nella dichiarazione di successione, ma è generalmente di importo modesto.

Previdenza complementare: l’esenzione che molti eredi ignorano

Qui sta la prima vera notizia per chi eredita. Il D.Lgs. 252/2005, art. 14 stabilisce che le somme erogate dai fondi pensione complementari ai beneficiari designati non sono soggette a imposta di successione.

L’esenzione vale per i fondi negoziali (Cometa, Fonchim, Fondoposte e simili), per i fondi aperti e per i PIP (Piani Individuali Pensionistici). La logica è semplice: il fondo pensione non è considerato parte del patrimonio del defunto, ma una prestazione previdenziale destinata a beneficiari indicati direttamente dall’iscritto.

Per questo motivo:

  • Il capitale non entra nell’asse ereditario.
  • Non va indicato nella dichiarazione di successione.
  • Non erode la franchigia di 1 milione di euro.
  • Viene erogato direttamente ai beneficiari designati.

Se l’iscritto non ha indicato beneficiari, le somme vanno comunque agli eredi legittimi (coniuge, figli) fuori dall’asse ereditario. Solo in mancanza totale di eredi il capitale resta acquisito al fondo.

Sulla tassazione fiscale, il capitale è soggetto alla ritenuta a titolo d’imposta tra il 15% e il 9% a seconda degli anni di partecipazione al fondo. Ma l’imposta di successione non si applica in alcun caso.

TFR e TFS: cosa rientra davvero nell’asse ereditario

Discorso diverso per il Trattamento di Fine Rapporto dei lavoratori privati e per il Trattamento di Fine Servizio dei dipendenti pubblici non ancora liquidato al momento del decesso.

La Circolare Agenzia Entrate 56/E ha chiarito che queste somme:

  1. Entrano nell’asse ereditario e vanno dichiarate in successione.
  2. Sono soggette a tassazione separata, con aliquota media dell’IRPEF degli ultimi cinque anni.
  3. Vengono erogate dal datore di lavoro o dall’INPS ai familiari, in base alle regole dell’art. 2122 del Codice Civile.

L’ordine dei beneficiari è preciso: coniuge, figli e – se vivevano a carico del defunto – parenti entro il terzo grado e affini entro il secondo. Solo in mancanza di tutti, il TFR si distribuisce agli eredi secondo le normali regole.

Quando il TFR rientra nell’asse, va sommato agli altri beni (immobili, conti, titoli) per verificare se si supera la franchigia di 1 milione di euro prevista dall’art. 12 del D.Lgs. 346/1990 per coniuge e figli. Oltre quella soglia, si paga il 4% sulla quota eccedente.

Aliquote e franchigie dell’imposta di successione 2026

Per orientarsi rapidamente, ecco lo schema delle imposte di successione attualmente in vigore nel 2026:

  • Coniuge e figli (in linea retta): franchigia di 1.000.000 € a beneficiario, aliquota 4% sull’eccedenza.
  • Fratelli e sorelle: franchigia di 100.000 €, aliquota 6% sull’eccedenza.
  • Altri parenti fino al quarto grado: nessuna franchigia, aliquota 6%.
  • Altri soggetti: nessuna franchigia, aliquota 8%.
  • Eredi con grave disabilità: franchigia maggiorata a 1.500.000 €.

La franchigia opera per singolo erede, non per la successione complessiva. Significa che una famiglia con coniuge e due figli ha tre franchigie da un milione, per un totale di 3 milioni di euro esenti prima di pagare un solo euro di imposta.

Documenti per gli eredi: la checklist concreta

Per gestire la posizione del defunto, gli eredi devono raccogliere alcuni documenti chiave:

  1. Certificato di morte (dal Comune).
  2. Estratto INPS della posizione previdenziale, richiedibile al patronato o sul sito INPS con SPID di un familiare.
  3. Comunicazione al fondo pensione complementare, se il defunto aveva aderito: serve per richiedere il capitale ai beneficiari designati.
  4. Ultima busta paga o cedolino pensione, utile per calcolare ratei maturati.
  5. Dichiarazione di successione, da presentare all’Agenzia delle Entrate entro 12 mesi dal decesso (solo se ci sono beni che rientrano nell’asse ereditario).

Per la previdenza complementare conviene muoversi subito: i fondi pensione liquidano il capitale ai beneficiari designati in tempi rapidi (spesso 30-60 giorni) e senza alcun passaggio dalla dichiarazione di successione.

Domande frequenti

Qual è la soglia di esenzione per l’imposta di successione?

La franchigia base è di 1 milione di euro per ciascun erede in linea retta (coniuge e figli). Ogni figlio e il coniuge superstite hanno un milione di esenzione personale prima che scatti l’aliquota del 4%.

Il fondo pensione è davvero esente dall’imposta di successione?

Sì, ed è una delle agevolazioni meno conosciute. L’art. 14 del D.Lgs. 252/2005 esclude espressamente le prestazioni della previdenza complementare dall’imposta di successione.

Quali documenti deve presentare l’erede di un pensionato?

Per la pensione INPS basta richiedere la pensione di reversibilità tramite patronato, presentando certificato di morte, stato di famiglia e documenti del beneficiario: non c’è successione da fare per l’INPS.

Salva questa guida o condividila con chi sta affrontando una pratica di successione: conoscere queste regole può fare la differenza di migliaia di euro per la famiglia.

Le informazioni pubblicate hanno scopo esclusivamente divulgativo. Per decisioni previdenziali o finanziarie personali, si consiglia di rivolgersi a un CAF, patronato o consulente abilitato.

Fonte ufficiale: D.Lgs. 5 dicembre 2005, n. 252 – Disciplina delle forme pensionistiche complementari (art. 14) e Agenzia delle Entrate – Dichiarazione di successione.

Le informazioni pubblicate hanno scopo esclusivamente divulgativo. Per decisioni previdenziali o finanziarie personali, si consiglia di rivolgersi a un CAF, patronato o consulente abilitato.