PENSIONI

Conto cointestato e morte dell’intestatario: cosa succede

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Quando muore uno degli intestatari di un conto cointestato, la banca blocca la quota del defunto (di norma il 50%) fino alla chiusura della successione. I ratei di pensione accreditati dopo il decesso non spettano agli eredi e vanno restituiti all’INPS, pena la richiesta di indebito.

Conto cointestato e morte dell’intestatario: per le coppie di pensionati è il momento in cui scattano blocchi, obblighi di comunicazione e richieste dell’INPS sulla pensione. Il conto cointestato è comodo finché tutto va bene. Ma il coniuge superstite deve sapere subito cosa fare. Ecco la guida passo per passo.

In sintesi

  • Alla morte di un intestatario la banca blocca la quota del defunto: di regola il 50% del saldo, salvo prova di quote diverse.
  • Con la firma disgiunta il superstite continua a operare sulla propria metà. Con la firma congiunta il conto viene bloccato per intero.
  • Le rate di pensione accreditate dopo il decesso sono un indebito: la banca le restituisce all’INPS, altrimenti l’INPS le chiede agli eredi.
  • Il decesso va comunicato subito a banca e INPS. La dichiarazione di successione va presentata entro 12 mesi.
  • Le somme bloccate si sbloccano dopo la successione. Per coniuge e figli la franchigia d’imposta è di 1 milione di euro a testa.

Conto cointestato e morte dell’intestatario: cosa succede al saldo

La regola di partenza è semplice. Per il Codice civile (articolo 1298), le somme sul conto cointestato si presumono divise in parti uguali. Se gli intestatari sono due, metà del saldo appartiene al defunto e metà al superstite.

Appena la banca riceve la comunicazione del decesso, la quota del defunto entra nell’asse ereditario. Quella metà viene congelata. Resta bloccata finché gli eredi non presentano la dichiarazione di successione e i documenti richiesti dalla banca.

Attenzione a un punto spesso ignorato: la presunzione del 50% può essere superata. Se sul conto affluiva solo la pensione del marito, gli altri eredi potrebbero sostenere che la quota del defunto era superiore. È uno dei motivi per cui il conto cointestato, in famiglie con figli di precedenti matrimoni, può generare contenziosi.

Firma disgiunta o congiunta: la differenza che cambia tutto

Non tutti i conti cointestati funzionano allo stesso modo. La differenza la fa il tipo di firma previsto dal contratto:

  • Firma disgiunta: ogni intestatario può operare da solo. Alla morte di uno, il superstite continua a usare il conto per la propria quota (il 50%). La quota del defunto resta bloccata fino alla successione.
  • Firma congiunta: ogni operazione richiede la firma di tutti. Alla morte di un intestatario, il conto viene bloccato per intero: il superstite non può prelevare nulla finché la successione non è definita.

La maggior parte dei conti familiari è a firma disgiunta. Conviene comunque verificarlo subito sul contratto o chiedendo in filiale. Chi ha la firma congiunta può valutare per tempo, con la banca, il passaggio alla firma disgiunta.

Pensione accreditata sul conto cointestato dopo la morte: va restituita all’INPS

Qui sta il problema più delicato per i pensionati. La pensione si estingue con la morte del titolare. Le rate accreditate sul conto cointestato dopo il decesso non spettano né al cointestatario né agli eredi. Sono somme indebite.

La legge di stabilità 2014 (legge 147/2013, articolo 1, comma 303) impone a banche e Poste di restituire direttamente all’INPS le rate di pensione accreditate dopo la morte, se ancora disponibili sul conto. Se qualcuno le ha già prelevate, l’INPS chiede la restituzione a chi ha effettuato i prelievi.

Tradotto in pratica: se il coniuge superstite preleva la pensione arrivata dopo il decesso, prima o poi riceverà dall’INPS una richiesta di restituzione dell’indebito. Non serve la mala fede: l’obbligo di rimborso scatta comunque. Meglio non toccare quegli accrediti e segnalarli subito.

Discorso diverso per la pensione ai superstiti: il coniuge ha in genere diritto alla reversibilità, di norma il 60% della pensione del defunto, con riduzioni legate al reddito. Va però richiesta con apposita domanda all’INPS, online o tramite patronato. Non arriva in automatico sul vecchio conto.

Cosa fare subito: i passi per il coniuge superstite

Ecco la sequenza corretta per evitare indebiti, sanzioni e blocchi più lunghi del necessario:

  1. Comunica il decesso alla banca presentando il certificato di morte. La banca congela la quota del defunto e blocca deleghe e carte a lui intestate.
  2. Verifica il tipo di firma del conto (disgiunta o congiunta) per sapere se puoi continuare a operare sulla tua quota.
  3. Segnala il decesso all’INPS tramite patronato o servizi online, anche se di norma l’Anagrafe trasmette il dato: eviti accrediti indebiti.
  4. Non prelevare le rate di pensione arrivate dopo la morte: lasciale sul conto, così la banca le restituisce direttamente all’INPS.
  5. Presenta la domanda di pensione ai superstiti all’INPS, se ne hai diritto, tramite patronato o online.
  6. Presenta la dichiarazione di successione all’Agenzia delle Entrate entro 12 mesi dal decesso. Consegnane copia alla banca per sbloccare le somme.

Successione, imposte e svincolo delle somme

La quota del defunto sul conto cointestato entra nell’eredità. Va indicata nella dichiarazione di successione, da presentare entro 12 mesi dal decesso. Sul sito dell’Agenzia delle Entrate trovi il servizio online e le istruzioni complete.

Le imposte, nella maggior parte dei casi familiari, sono leggere o nulle. Per coniuge e figli l’imposta di successione è del 4%, ma solo sulla parte che supera 1 milione di euro per ciascun erede. Sotto questa franchigia non si paga: restano solo eventuali imposte ipotecarie e catastali se ci sono immobili.

Ricevuti dichiarazione di successione e documenti aggiuntivi (atto notorio o dichiarazione sostitutiva), la banca svincola le somme e le liquida agli eredi secondo le quote. I tempi variano da istituto a istituto: in genere qualche settimana dalla consegna dei documenti completi.

Se il superstite ha redditi bassi, vale la pena verificare anche gli effetti sull’ISEE: la composizione del patrimonio cambia dopo la successione. Una panoramica è nella nostra guida su ISEE e prestazioni collegate.

Domande frequenti

Cosa succede a un conto cointestato se uno dei due intestatari muore?

La quota del defunto (di norma il 50%) viene bloccata ed entra nell’eredità. Con la firma disgiunta il superstite opera sulla propria metà; con la firma congiunta il conto è bloccato per intero fino alla chiusura della successione.

Posso prelevare denaro dal conto cointestato dopo la morte del cointestatario?

Sì, ma solo la propria quota e solo se il conto è a firma disgiunta. Mai prelevare le rate di pensione accreditate dopo il decesso: sono somme indebite che l’INPS recupera dalla banca o da chi le ha prelevate.

Quali sono i rischi di un conto cointestato?

I principali: blocco totale delle somme se la firma è congiunta, contestazioni degli eredi sulla presunzione di quote al 50%, e richieste di restituzione dall’INPS per le pensioni accreditate dopo il decesso. Verificare il contratto in anticipo riduce quasi tutti i rischi.

Salva questo articolo o condividilo con chi ne ha bisogno: può evitare a un familiare appena rimasto solo errori che costano tempo e denaro.

Le informazioni pubblicate hanno scopo esclusivamente divulgativo. Per decisioni previdenziali o finanziarie personali, si consiglia di rivolgersi a un CAF, patronato o consulente abilitato.

Fonte: INPS — Notizie e servizi per i superstiti e Agenzia delle Entrate — Dichiarazione di successione.

Le informazioni pubblicate hanno scopo esclusivamente divulgativo. Per decisioni previdenziali o finanziarie personali, si consiglia di rivolgersi a un CAF, patronato o consulente abilitato.

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