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Conti dormienti eredi pensionato: come recuperare i soldi

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Per recuperare i conti dormienti di un pensionato, gli eredi devono presentare a Consap il modulo di rimborso con documento d’identità, certificato di morte e dichiarazione sostitutiva di atto notorio. I conti correnti, libretti postali, buoni fruttiferi e polizze inattivi da oltre 10 anni confluiscono nel Fondo Rapporti Dormienti e vanno reclamati entro 10 anni dal trasferimento.

Capita più spesso di quanto si pensi. Dopo la scomparsa di un genitore o di un coniuge pensionato, gli eredi scoprono vecchie carte di un libretto postale aperto negli anni ’90, di un conto in una banca che nel frattempo ha cambiato nome, o di una polizza vita di cui nessuno parlava più.

Soldi messi da parte una vita intera e poi, semplicemente, dimenticati. La buona notizia è che in Italia quelle somme non spariscono.

Una legge del 2005 ha creato un Fondo unico dove confluiscono tutti i rapporti bancari, postali e assicurativi rimasti inattivi per oltre dieci anni. Gli eredi hanno il diritto di chiederli indietro. Vediamo come funziona, a chi rivolgersi e quali documenti preparare.

In sintesi

  • Cos’è: il Fondo Rapporti Dormienti è gestito da Consap per conto del Ministero dell’Economia e raccoglie le somme di conti, libretti, buoni e polizze inattivi da oltre 10 anni.
  • Quali rapporti: conti correnti, depositi a risparmio, libretti postali, buoni fruttiferi postali, certificati di deposito, assegni circolari non riscossi, polizze vita non liquidate.
  • Soglia: si applica ai rapporti con giacenza superiore a 100 euro e nessuna movimentazione del titolare per 10 anni continuativi.
  • Chi può chiederli: il titolare stesso, se ancora in vita, oppure gli eredi legittimi o testamentari.
  • Termine: il rimborso va richiesto entro 10 anni dal versamento delle somme al Fondo, pena la definitiva perdita del diritto.

Cos’è il Fondo Rapporti Dormienti e perché esiste

Il Fondo è stato istituito dalla Legge 23 dicembre 2005, n. 266 (articolo 1, commi da 343 a 349). È stato poi disciplinato in dettaglio dal D.P.R. 22 giugno 2007, n. 116.

L’idea è semplice: se per più di dieci anni nessuno tocca un rapporto bancario, postale o assicurativo, banche, Poste e compagnie devono trasferire quelle somme a un fondo statale gestito da Consap S.p.A. (Concessionaria servizi assicurativi pubblici).

Le risorse del Fondo finanziano in parte i risarcimenti alle vittime di frodi finanziarie e di reati di tipo finanziario. Ma le somme restano sempre rivendicabili dal titolare originario o dai suoi eredi per i successivi dieci anni.

In pratica, il vecchio libretto postale del nonno fermo dal 2010 oggi non è perduto: con buona probabilità è confluito nel Fondo e può essere reclamato, a patto di muoversi nei tempi giusti.

Quali rapporti rientrano e quando diventano “dormienti”

La normativa è ampia. Sono considerati dormienti, e quindi trasferiti al Fondo dopo dieci anni di completa inattività del titolare, i seguenti rapporti:

  • Conti correnti bancari e postali
  • Libretti di deposito a risparmio, bancari e postali
  • Buoni fruttiferi postali (al termine della loro scadenza)
  • Certificati di deposito e titoli al portatore depositati
  • Assegni circolari non riscossi dal beneficiario
  • Polizze vita non riscosse dopo il decesso dell’assicurato o alla scadenza

I dieci anni si calcolano dall’ultimo atto di gestione compiuto dal titolare: un versamento, un prelievo, un bonifico, una richiesta di estratto conto firmata.

Le operazioni automatiche disposte dalla banca, come l’accredito di interessi o l’addebito di spese di tenuta conto, non contano per interrompere la prescrizione.

Per i buoni fruttiferi postali il calcolo è diverso: i dieci anni decorrono dalla data di scadenza del buono, non dalla data di emissione. Un buono trentennale emesso nel 1985 e scaduto nel 2015 diventa quindi dormiente a partire dal 2025.

Come gli eredi del pensionato possono scoprire quali rapporti esistevano

Il primo problema, di solito, non è chiedere il rimborso ma capire quali conti e polizze il defunto avesse. Soprattutto se si tratta di un genitore anziano poco abituato a parlare di soldi.

Ci sono tre strade complementari da percorrere:

  1. Anagrafe dei Rapporti Finanziari (Agenzia delle Entrate). È l’archivio nazionale che raccoglie l’elenco di tutti i conti, depositi, cassette di sicurezza e gestioni patrimoniali intestati a una persona presso intermediari italiani. L’erede può richiederne l’estratto presentando, allo sportello o tramite delega a un commercialista, il certificato di morte, la dichiarazione sostitutiva di atto notorio che attesta la qualità di erede e il proprio documento d’identità.
  2. Centrale dei Rischi della Banca d’Italia. Utile soprattutto se il defunto aveva finanziamenti o mutui aperti. L’erede può ottenere il prospetto della posizione debitoria seguendo la procedura indicata sul sito di Banca d’Italia.
  3. Elenco dei rapporti dormienti su Consap. Sul portale di Consap è disponibile una sezione dedicata al Fondo, con i moduli di richiesta e l’elenco delle banche e compagnie che hanno trasferito le somme. Non c’è un motore di ricerca per nome, ma si può presentare richiesta scritta indicando i dati del titolare per verificare se esistono posizioni a suo nome.

Come recuperare i conti dormienti: la domanda di rimborso al Fondo

Una volta accertato che il pensionato aveva un rapporto trasferito al Fondo, la procedura è gratuita e si svolge per posta o PEC. Ecco i passaggi nell’ordine:

  1. Scaricare il modulo di richiesta rimborso dal sito di Consap, nella sezione dedicata al Fondo Rapporti Dormienti. Esistono modelli diversi a seconda del rapporto (bancario, postale, assicurativo) e della posizione del richiedente (titolare oppure erede).
  2. Compilare il modulo con i dati anagrafici del titolare originario, gli estremi del rapporto (banca o compagnia, numero del conto o della polizza, importo se conosciuto) e i dati di tutti gli eredi richiedenti.
  3. Allegare la documentazione: copia del documento d’identità e del codice fiscale di chi richiede, certificato di morte del titolare in carta semplice, dichiarazione sostitutiva di atto notorio attestante la qualità di erede e l’eventuale presenza di altri eredi, copia della dichiarazione di successione se già presentata, eventuali estratti conto o copie del libretto in possesso della famiglia.
  4. Inviare la richiesta a Consap tramite raccomandata A/R o PEC, agli indirizzi indicati nel modulo stesso. Conservare la ricevuta di spedizione.
  5. Attendere la risposta. Consap istruisce la pratica verificando con la banca o la compagnia di provenienza. I tempi medi, in caso di documentazione completa, vanno da pochi mesi a un anno. Se la pratica è in ordine, le somme vengono accreditate sull’IBAN indicato nel modulo.

Se gli eredi sono più di uno, è opportuno che uno solo presenti la richiesta come capofila, allegando il consenso scritto degli altri. In alternativa, ognuno può richiedere la propria quota proporzionale.

Attenzione al termine di dieci anni per gli eredi

Questo è il punto su cui si concentrano i ripensamenti più amari delle famiglie. Una volta che il rapporto è confluito nel Fondo, gli eredi hanno dieci anni di tempo per chiedere il rimborso.

Passato quel termine, le somme restano definitivamente nella disponibilità dello Stato e non possono più essere riscosse.

Tradotto: un conto inattivo dal 2008, trasferito al Fondo nel 2018, va reclamato entro il 2028. Meglio quindi muoversi appena emerge il sospetto, anche solo per ottenere conferma scritta che il rapporto è stato chiuso e che non esistono giacenze residue.

Domande frequenti

Come recuperare i soldi di un conto dormiente?

Si scarica il modulo di rimborso dal sito di Consap, si compila indicando i dati del titolare e del rapporto, si allegano documento d’identità, codice fiscale, certificato di morte e dichiarazione sostitutiva di atto notorio.

Qual è il termine di prescrizione per i conti correnti dormienti?

Il conto viene considerato dormiente dopo 10 anni di inattività del titolare e le somme vengono trasferite al Fondo gestito da Consap. Da quel momento decorrono ulteriori 10 anni entro cui il titolare o i suoi eredi possono ancora rivendicare il rimborso.

Come possono gli eredi richiedere gli estratti conto della banca del defunto?

Gli eredi hanno diritto di ottenere dalla banca, dietro pagamento delle spese di ricerca, copia degli estratti conto degli ultimi 10 anni. Bisogna inviare richiesta scritta all’istituto allegando certificato di morte, dichiarazione sostitutiva di atto notorio che certifica la…

Dopo quanto tempo la banca chiude un conto inattivo?

La banca non “chiude” automaticamente il conto: dopo 10 anni di inattività del titolare e in presenza di una giacenza superiore a 100 euro, è obbligata a trasferire le somme al Fondo Rapporti Dormienti e a comunicarlo al cliente all’ultimo indirizzo noto.

Cosa fare adesso

Se in casa sono spuntati vecchi libretti postali, certificati cartacei o lettere di una banca con cui non si ha più alcun rapporto, vale la pena dedicare un pomeriggio alla verifica.

Una richiesta all’Anagrafe dei Rapporti Finanziari e una visita al sito di Consap costano poco tempo e nessun euro. Possono però restituire alla famiglia somme che il pensionato aveva accantonato pensando proprio al futuro dei suoi cari.

Salva questo articolo o condividilo con chi sta sistemando le carte di un familiare che non c’è più: può fare davvero la differenza.

Le informazioni pubblicate hanno scopo esclusivamente divulgativo. Per decisioni previdenziali o finanziarie personali, si consiglia di rivolgersi a un CAF, patronato o consulente abilitato.

Fonte ufficiale: Consap – Fondo Rapporti Dormienti, Legge 23 dicembre 2005, n. 266 (art. 1, commi 343-349) e D.P.R. 22 giugno 2007, n. 116. Per la ricerca dei rapporti intestati al defunto: Agenzia delle Entrate – Anagrafe dei Rapporti Finanziari.

Le informazioni pubblicate hanno scopo esclusivamente divulgativo. Per decisioni previdenziali o finanziarie personali, si consiglia di rivolgersi a un CAF, patronato o consulente abilitato.